Alberto Madoglio
(Esecutivo nazionale Giovani Comunisti)

Le giovani generazioni, in Italia, sono quelle che maggiormente subiscono l’attacco delle classi dominanti, in questa fase di crisi del sistema capitalistico a livello mondiale: tra i giovani i tassi di disoccupazione hanno raggiunto oramai livelli insostenibili, rendendo per molti di loro impossibile riuscire a trovare un’occupazione in tempi ragionevoli.
Quando poi un’occupazione riesce a fatica ad essere trovata, si tratta quasi nella totalità dei casi di un impiego precario, sottopagato e senza la minima tutela dei diritti sindacali.
Se la situazione è disperata per chi cerca lavoro, non certo migliore è per chi si trova a dover affrontare il sistema scolastico a tutti i livelli.
I progetti di riforma portati avanti dai ministri della Pubblica istruzione e dell’università, vanno nella direzione di un riordino del sistema scolastico in senso privatistico fortemente classista e selettivo, con le continue proposte di finanziamento degli istituti scolastici privati e di introduzione del numero chiuso nelle università.
In questa situazione, compito del Prc deve essere quello di radicarsi tra le giovani generazioni, di lottare accanto a loro per sconfiggere i piani che la borghesia italiana e il suo governo vogliono portare avanti.
Ma questo compito si scontra però con la sempre più evidente mancanza di autonomia politica propositiva, con la totale assenza di una prospettiva di lotta per un’alternativa anticapitalista di sistema.
Infatti, mentre il Prc si batte contro i provvedimenti sopracitati, comprendendone la pericolosità e il carattere antipopolare, dall’altro continua a coltivare l’illusione che le forze politiche che si fanno promotrici di quelle proposte, possano improvvisamente mutare i loro obiettivi in proposito e, sotto la nostra pressione, diventare paladine degli interessi delle classi subalterne.
Ma le linee programmatiche del governo Prodi prima e di quello D’Alema poi, non sono il frutto di una scelta ideologica astratta.
a scelta di fondo del centrosinistra in questi anni è stata quella di essere il gestore e il garante per conto della borghesia, della trasformazione della società italiana nel senso di un aumento dello sfruttamento delle classi subalterne, per far si che il capitalismo nazionale possa trovarsi pronto alla sfida che si è aperta negli ultimi anni per il controllo e la divisione dell’economia europea e mondiale.
Se questa è la situazione, risultano utopistiche e deboli le proposte di puro stampo neoriformista che il nostro partito ha portato avanti negli ultimi tempi.
Utopistiche perché riproponendo tout court una ricetta economica che aveva avuto risvolti positivi dovuti alle particolari condizioni createsi in Europa alla fine della seconda guerra mondiale, tende ad astrarla dalla realtà attuale, a mitizzarla, e a farla diventare una soluzione per le crisi economiche a prescindere dai loro caratteri, dalle loro cause e dai luoghi in cui si verificano.
Deboli perché di fronte al duro e radicale attacco portato avanti dalle classi dominanti in Italia, che hanno ben chiara quale deve essere la soluzione per la loro crisi, noi non troviamo altro da proporre che una soluzione incapace di eliminare una volta per tutte la malattia - il capitalismo - ma che cerca solo di limitarne gli effetti dannosi, e con delle medicine sbagliate. 
L’esperienza degli ultimi due anni dovrebbe anche averci insegnato come non sia vero che una politica di compromessi, se non adatta a risolvere le grandi questioni, è quantomeno quella che riesce a dare delle risposte concrete ai problemi immediati. Al contrario. 
L’aver abbandonato una prospettiva di azione più complessiva - cioè socialista - non solo non ci ha permesso di raggiungere risultati concreti, ma ci ha fatto vedere come positivi provvedimenti dei cui effetti devastanti ci si accorge solo oggi, senza peraltro trarne le dovute conseguenze; il pacchetto Treu per il lavoro è l’esempio migliore di cosa possa portare una errata impostazione politica. 
Se il Prc vuole essere visto come il migliore difensore degli interessi della classe lavoratrice, dei disoccupati e degli studenti, deve aver chiaro che ogni battaglia per il soddisfacimento dei bisogni immediati della popolazione, oggi più che mai va a scontrarsi frontalmente con quelle che sono le concessioni che lo Stato borghese può fare, deve aver chiaro che già dalle lotte quotidiane deve esserci quel filo che, senza soluzione di continuità, le lega alla prospettiva di rovesciamento della proprietà privata, alla distruzione dello Stato e alla sua sostituzione con organi realmente rappresentativi della volontà delle classi popolari. 
In sostanza il Prc deve decidere se rifondare la propria prospettiva di azione partendo da Marx o da Keynes. Di questo si andrà a discutere al prossimo congresso del Prc, ed è per questo che un ritorno all’opposizione senza fare i conti con l’esperienza passata, rischia di essere solo una scolastica ed inutile petizione di principio.