Il porto di Bari colmo di navi da guerra dellAlleanza
Atlantica: succede in questi giorni e sembra di essere tornati agli ultimi
anni del conflitto mondiale, quando tedeschi ed americani si contendevano
luso dellimportante impianto logistico lasciando ferite che la città
ancora ricorda. Scene simili si verificano nelle basi aeree di Gioia, di
Brindisi, di Amendola, di San Vito.
E questa la modernizzazione della Puglia?
Il ponte verso il Mediterraneo deve trasformarsi in un
elastico pronto per la distruzione? Nello stravolgimento della storia,
delle vocazioni e delle nuove potenzialità della regione e del Mezzogiorno
non cè solo un errore delle classi dirigenti, un piegarsi alle
necessità ed alle richieste della grande potenza; cè una
scelta consapevole, quella che vuole il Sud moderno proprio perché
arretrato, cioè privo di un progetto che ne definisca le prospettive
di crescita economica, sociale e civile. Insomma la capriola che porta
la Puglia a capovolgere la sua strategica collocazione geografica da grande
risorsa per lo sviluppo, la cooperazione e la collaborazione a minaccia
militare diventa un paradigma che si può utilizzare anche per leconomia
e per il lavoro.
Ecco perché mentre prosegue lo smantellamento
del tessuto industriale coinvolgendo i pochi grandi impianti rimasti, come
lIlva, e tante aziende piccole e medie, ultima la Sapca di Bari, si può
sostenere - lo fanno lAssociazione degli industriali, il Sindacato confederale
e il governo regionale - che alcuni nuovi insediamenti a prevalente capitale
estero segnano la crescita tecnologia e le capacità rigeneratrici
del territorio. Non importa che il saldo occupazionale sia largamente negativo
e che nuovi disoccupati si aggiungano agli attuali, non conta che le nuove
attività siano estranee al territorio ed alla sua economia si da
suscitare il legittimo sospetto che sorgano più per intercettare
i benefici della legislazione (ultimi i contratti darea) che non per restare,
che si arrivi alla farsa di un gruppo del nord, i Tognana, che chiudono
il grande e prestigioso impianto di ceramica di Monopoli e riaprono a Manfredonia
con il tessile per godere dei vantaggi della flessibilità. Insomma
lassenza di una politica economica, laver lasciato il Mezzogiorno al
suo destino e alle convenienze del mercato, labbandono di un disegno teso
a ridurre almeno parzialmente la forbice con il nord e a determinare fattori
propulsivi, in sintesi la rinuncia a governare, tutti elementi distintivi
di una arretratezza si trasformano nel loro opposto, negli emblemi della
modernità. Stesso discorso si applica al mercato del lavoro dove
linesistenza di politiche efficaci contro la disoccupazione è dichiarata
così come è rivendicata la necessità di lasciar andare
i dipendenti in esubero e quelli delle aziende che si chiudono per concentrare
gli sforzi sulle nuove possibilità. Non è un caso che nelle
assemblee delle aziende in crisi oggi sia raro incontrare esponenti della
politica e delle Istituzioni che non siano i comunisti mentre i convegni
e le inaugurazioni delle nuove realtà vedono laffollamento degli
uomini dei due schieramenti.
E ancora la grande sacca della precarietà, il
lavoro in tutte le sue tinte negative, nero, sporco, flessibile, part time,
schiavistico, non più tollerato ma accettato e rivendicato come
una delle compatibilità che fanno bene alleconomia, che regolano
il conflitto, che servono il sistema.
In questa situazione Rifondazione comunista si assume
lonere di avanzare un disegno alternativo cercando di prospettare a un
ampio arco di forze politiche, sociali e culturali un progetto per il Mezzogiorno
che sia lopposto della supina accettazione delle regole della globalizzazione.
Da qui le indicazioni del documento Unalternativa di
società che propongono, a partire dalla riduzione dellorario e
dallAgenzia, soluzioni per una nuova politica industriale e gli investimenti
nei settori strategici di pubblica utilità.
Bisogna tuttavia riconoscere che limpatto delle nostre
posizioni non si presenta ovunque con la stessa omogenea efficacia.
Troviamo consenso e intessiamo rapporti reali nella vertenza
Lsu, in aree operaie e sindacali per la riduzione dellorario, in settori
della ricerca e dellintellettualità sullAgenzia, ma siamo ancora
distanti dal riuscire a portare la nostra elaborazione allattenzione di
larghi strati sociali che pure indichiamo come i referenti della rinascita
del Mezzogiorno e dellalternativa.
Siamo allora di fronte a una ricerca e a una navigazione
in mare aperto che troverà nel Congresso un importante momento di
confronto e di verifica.