| Angelo La Bella
(Presidente del Comitato Politico Federale di Viterbo) Nella sua relazione introduttiva alla assemblea del Comitato
Politico Nazionale del novembre scorso, il compagno Bertinotti poneva lesigenza
di un coinvolgimento dellintero Partito nel lavoro di elaborazione...
dobbiamo perciò garantire - affermava - una maggiore partecipazione.
Far fare - ripeteva nelle conclusioni - un passo avanti al corpo del
Partito. Un auspicio condivisibile da tutti ma che, - almeno nella nostra
provincia (ritengo esteso ovunque) - non si è verificato. Perché,
a mio avviso, i compagni e le compagne, sono stati chiamati a giudicare
non un programma e una politica unitaria ma due documenti contrapposti
nellanalisi della situazione e nelle proposte politico-strategiche. Ciò
ha disorientato i militanti e disinteressato la gente. Documenti di difficile
comprensione nonché - ancor più grave - spaventosamente prolissi,
ai quali si aggiungono lo Statuto e il regolamento, per cui solo unirrisoria
percentuale di militanti è riuscita a leggerli; quasi nessuno è
stato in condizione di elaborare emendamenti. Di conseguenza i congressi
di base si sono rivelati una sorta di referendum: o con Bertinotti o con
Ferrando! Questa esperienza cinsegna che è necessario eliminare
senza indugio dallo Statuto le norme afferenti alla molteplicità
dei documenti alternativi ogni qual volta che un cinque per cento dei componenti
il Cpn lo voglia. Questa volta il documento alternativo è uno solo,
ma in avvenire - se non si cambiano le regole statutarie - nessuno potrà
impedire la loro proliferazione. Occorre un Partito, una politica, un documento,
se vogliamo costruire lorganizzazione comunista che auspichiamo necessaria
ed in grado di realizzare lAlternativa di Società che proponiamo
con questo congresso. Un solo documento sminuirebbe il dibattito? Niente
affatto! Lo arricchirebbe e stimolerebbe la partecipazione se sarà
- come deve essere - un documento breve, chiaro e intellegibile; emendabile
nel suo contenuto e in tutte le sedi: dalle assemblee dei circoli, dai
delegati ai congressi federali e nazionale! Contemporaneamente è
urgente introdurre nello Statuto norme pregnanti di difesa dellunità
- quale esigenza interna fondamentale per il successo della politica del
partito - e della disciplina spontaneamente accettata - come ebbe a dire
Gramsci - elemento necessario di ordine democratico e di libertà.
Un Partito unito e solidale favorirebbe il proselitismo e accrescerebbe
il suo prestigio tra i lavoratori. A rendere più difficile la partecipazione
e il dibattito, ha contribuito la Commissione Congressuale per il regolamento
che ha annullato un fondamentale diritto statutario dei militanti. Si tratta
dellart. 10 ove è detto che: sede unica di presentazione di contributi
è lassemblea congressuale di circolo. Il che vuol dire che i delegati
ai congressi federali non hanno facoltà di presentare emendamenti
(ai due documenti e allo Statuto) se non sono passati al vaglio preventivo
di unassemblea congressuale di circolo (spesso ridotta a tre soli partecipanti!)
e pur se esaminati dallistanza di base, siano stati da questa respinti.
E una norma in palese contraddizione con quanto garantisce la lettera
a) dellart. 3 dello Statuto ove è sancito il diritto di ogni iscritto
di partecipare al dibattito e alle decisioni del Partito con libertà
diniziativa e di proposta in ogni assemblea a cui legittimamente è
ammesso a partecipare. La norma della commissione oltre a vanificare lauspicio
di Bertinotti di maggiore coinvolgimento nella partecipazione - non può
sovrapporsi allo Statuto che garantisce il diritto dei delegati di sottoporre
al voto delle assemblee congressuali proposte di emendamenti ai documenti
in discussione. Diritto che non può essere conculcato da nessuno! |