Lattività del partito nel corso degli ultimi due
anni, dallinizio cioè del rapporto con il centrosinistra, si è
via via spostata allinterno del quadro politico, in unottica troppo spesso
puramente contrattualistica con le altre forze che sostenevano il governo.
Un approccio che ha privilegiato la politica di vertice in luogo dellattività
di massa e, soprattutto, non ha permesso di sviluppare a fondo le potenzialità
sul piano delliniziativa sociale. Certamente, lassenza di movimenti di
massa, di mobilitazioni, di lotte, non può essere imputata semplicemente
alla collocazione parlamentare di Rifondazione. Ma è vero, allo
stesso tempo, che tutta lattività del partito ha sofferto di un
certo svuotamento, di unattitudine aggravata alla delega, di un tentativo
di risolvere i problemi sempre più per via istituzionale, confidando
nel potere dinterdizione rispetto al governo amico, e sempre meno per
via conflittuale. La ricollocazione allopposizione, non risolverà
automaticamente questo tipo di problemi, che attengono invece alla più
complessiva crisi del movimento operaio, alle dinamiche di scomposizione
che questo è costretto a subire. Non siamo cioè di fronte
a un passaggio di per sé salvifico, ma a unipotesi politica tutta
da costruire.
Certamente, una forza come la nostra che ha a cuore innanzitutto
le condizioni di vita e le conquiste dei lavoratori, non può banalizzare
il rapporto con le forze della sinistra che pure mantengono ancora un insediamento
e una presenza allinterno del movimento operaio. Le ragioni, profonde
e strategiche, della nostra alternatività alla socialdemocrazia,
non possono farci mettere in secondo piano le ragioni dellunità.
A condizione però che non si trasformi in un espediente politicista,
privo di reali connotati programmatici e tutto sommato inefficace ai fini
delle lotte sociali. Lunità che noi dobbiamo saper praticare è
quella che parte dalla condivisione di alcuni contenuti essenziali, capace
di costruire alleanze su singole battaglie con tutte le forze sociali e
politiche disponibili, di dare vita a movimenti i più ampi e unitari
possibili allinterno dei quali esercitare un ruolo trasparente e leale
di egemonia politica. Lunità si fa a partire dai contenuti e dagli
obiettivi che di volta in volta si ritengono necessari. Dal basso, quindi,
e non dallalto. Su questioni democratiche, ma anche su questioni sociali.
La mobilitazione realizzata sulla scuola può fornire un utile esempio
di quello che intendiamo.
Anche la nostra presenza allinterno delle giunte locali
deve essere intesa in questo senso. Il passaggio allopposizione del partito
non può determinare, automaticamente, la fuoriuscita dalle giunte
di centrosinistra. Ma dove queste rappresentano un ostacolo per le mobilitazioni
sociali e un pericolo per le conquiste dei lavoratori la nostra rottura
è quanto mai necessaria.Cè bisogno però anche di
una pratica sociale che privilegi la costruzione del movimento di massa,
a partire dalle sue forme embrionali. Il partito, i suoi circoli e, soprattutto,
i suoi gruppi dirigenti a livello locale e nazionale, devono saper fare
di più in questa direzione. Per costruire un movimento che possa
maturare nella direzione dellalternativa anticapitalistica è necessario
che questo abbia sedi proprie, si dia le strutture di autorganizzazione
necessarie, senza sovrapposizioni indebite da parte del partito, al quale
compete invece un lavoro paziente, leale ed efficace di progettualità
complessiva, capace, nel rispetto dei reciprochi ruoli, di costruire terreni
di lotta più avanzati e di attivare una dinamica anticapitalistica.
In questo senso va anche il nostro nuovo impegnato nel
progetto di ricostruzione del sindacato di classe. Il coordinamento
delle nostre forze presenti nelle organizzazioni sindacali, per non riprodurre
le difficoltà molte volte registrate deve essere finalizzato al
sostegno delle aggregazioni delle Rsu elette nei luoghi di lavoro su piattaforme
comuni e allindividuazione degli strumenti sindacali più efficaci
per la costruzione del conflitto nelle varie realtà. In queste condizioni
la prospettiva della rifondazione dal basso di un sindacato di classe si
traduce in percorso credibile e in sintonia con la dinamica concreta del
movimento di massa.
A un progetto di opposizione per la trasformazione sociale
non può mancare una riflessione critica e allo stesso tempo propositiva
sul piano strategico.
Chi siamo realmente, dove va questo partito, cosa intende
per unalternativa di società, quali sono i suoi punti fermi, è
materia che qualifica la capacità di un intervento politico e che
non può essere rimossa. La stessa scissione è, in parte,
figlia di questa rimozione. La divergenza politica che abbiamo avuti con
i compagni e le compagne che se ne sono andati, ha al fondo una dimensione
strategica che attiene alla qualità e al tipo di trasformazione
sociale che ci prefiggiamo. Trasformare la società allinterno delle
istituzioni borghesi, confidando nella funzione demiurgica dello stare
al governo quando se ne verifichino le condizioni minime? Oppure, meglio,
proporsi di rivolgere quelle istituzioni, di costruirne di nuove, rappresentative
del movimento di massa, fondate su unidea della democrazia diretta e delegata
che raccolga il meglio della tradizione consiliare operaia adattandola
alle nuove società complesse e proponendo, su questa base, un governo
completamente nuovo per natura e per metodo di formazione? E uno dei nodi
cruciali che attengono a una riflessione sul comunismo e sulla rivoluzione
sociale.