Gianluca Ferrari
(Coordinatore Giovani comunisti di Benevento)

Partecipando a diversi congressi capita talvolta di sentire compagni affermare che questo congresso sarebbe poco importante.
Dato che diffido d’istinto dalle cose importanti, rispondono spesso dicendo che mi accontenterei del fatto che questo congresso più che celebrativamente importante si rivelasse modestamente utile.
Utile al Partito sia per quanto riguarda il tenore del dibattito interno, sia per la capacità di configurare una rotta progettuale politica di prospettiva. A questo proposito mi sembrerebbe sostanzialmente inutile cercare di immobilizzare il dibattito congressuale sotto il peso degli ultimi due anni, poiché motivazioni e bilanci di questo arco temporale sono implicitamente inscritti nelle scelte dell’ultimo ottobre. Nel ‘96 fu giusto contribuire ad una speranza, nel ‘98 è stato onesto prender atto della che quella speranza era sfumata. Fu una scelta rischiosa e generosa allora, come lo è stata quella del recente autunno, logiche entrambe ed entrambe dense di possibilità in un senso o nell’altro, processuali più che astratte, ma proprio per questo non imprigionabili, oggi come domani, dentro le gabbie del senno di poi. Non si tratta di rimuovere il recente passato si tratta però di non trasformarlo in piombo per le ali del nostro futuro politico.
Meglio impiegare energie fisiche ed intellettuali per riuscire a riprendere quel cammino verso una Rifondazione del comunismo che sta all’origine del partito. Il punto è, credo, lavorare attorno all’idea, e al senso, di un pensiero e di un’azione comunista oggi a ridosso del duemila e per gli anni a venire. Il tentativo di proporre un’alternativa di società è strettamente connesso con la necessità di “metter mano” al concetto stesso di comunismo attraverso una risignificazione di questo termine, mantenendo sì il paradigma della centralità della lotta di classe e del lavoro salariato, ma dischiudendo impegnativamente alla necessità d’inglobare in modo ancor più identificante: l’ambientalismo, il femminismo, l’antirazzismo, il pacifismo e il versante dei diritti civili. Si tratta insomma di riuscire a far sì che oggi la parola comunismo venga percepita come una “tastiera di significati” capace di calamitare in un orizzonte comune di società sensi e consensi plurimi. Non si tratta di compiere operazioni meramente sommatorie, bensì di raccordare filoni di pensiero forte in un’unica ricca ed “attraente” costruzione di pensiero, plurima sì, ma unitariamente fondata sul comune denominatore di un risoluto antagonismo all’idea irrazionale che tutto sia subordinato al mercato.