Le ultime vicende politiche hanno contribuito a chiarire
la rilevanza non solo strategica ma politica delle divergenze congressuali.
Ci riferiamo alla riproposizione, in prospettiva, della maggioranza di
governo del 21 aprile e alla scelta di costituire i comitati per il No
con la Lega Nord. Due questioni diverse ovviamente, ma entrambe segnate
a noi pare da un unico codice: la permanente contraddizione, nella nostra
politica, tra ragioni di classe e scelte (o prospettive) politico/istituzionali.
La proposta di un governo DAlema bis basato sulla
maggioranza del 21 aprile e su contenuti riformatori è davvero
chiarificatrice della reale proposta congressuale della segreteria. Proprio
per questo ne rivela clamorosamente lerrore di fondo.
La maggioranza del 21 aprile è già stata
sperimentata per due anni con esiti disastrosi per i lavoratori e per il
partito. Il condizionamento riformatore del centrosinistra, la domanda
ad esso rivolta di una svolta riformatrice si sono rivelati per due anni
fallimentari e utopici. Per quale ragione dovremmo ora rilanciare, tra
le masse e nel partito, unillusione sconfitta? E perché dovremmo
presentarci come alternativi al solo Cossiga e non invece anche a Ciampi,
Dini, Prodi, portatori organici degli interessi del grande capitale e di
politiche liberiste?
Si obietta: la proposta serviva a smascherare la scelta
di rottura verso di noi perpetrata dal centrosinistra. Ma proprio lobiezione
è rivelatrice: non dovremmo essere noi a rivendicare la rottura
col centrosinistra come scelta di opposizione di classe, invece che lamentare
la nostra estromissione da un centrosinistra confindustriale? La verità
è che lattuale opposizione è vissuta come doloroso stato
di necessità, non come nuova linea politica: e poiché, come
recita il testo di maggioranza, tra opposizione e governo non vi sono
linee invalicabili lopposizione attuale è vissuta proprio in funzione
di una futura ricomposizione di governo. Del resto: lopposizione a Dini
(più radicale dellattuale) non fu forse finalizzata ad aprire
il varco ad un accordo di governo col centrosinistra?
Si obietta ancora: La proposta avanzata rafforza oggi
la nostra opposizione. E vero il contrario. Per il solo fatto di essere
stata avanzata, essa ha provocato un danno serio al partito: ha offerto
limmagine di una linea ondivaga, contraddittoria con lesigenza di rilancio
del movimento, col rischio oltretutto di demotivare tanti nuovi compagni
avvicinatisi al partito in questi mesi proprio per il suo ritorno allopposizione.
E poi: non è evidente il rapporto tra la sola prospettiva della
ricomposizione della maggioranza del 21 aprile e le scelte di oggi in relazione
alle giunte, allintervento di massa, alla stessa costruzione del partito
e della sua cultura?
Da unangolazione diversa e più specifica la scelta
di costituire comitati del No con la Lega Nord pone problemi di metodo
analoghi.
La battaglia contro il fronte referendario è oggi
centrale come coerente battaglia di democrazia vincolata a contenuti di
classe. E certo i comitati per il No possono costituire strumenti importanti
di questa battaglia come terreno di aggregazione unitaria di forze diverse
del movimento operaio e democratico. Ma proprio per questo che senso ha
estenderli ad una forza reazionaria come la Lega Nord? La Lega Nord è,
come tutti sappiamo, una forza xenofoba ed antimeridionalista, oggi impegnata
a costruire una vera crociata contro limmigrazione extracomunitaria sino
allaggressione squadrista (le ronde). La sua stessa campagna referendaria,
come recita La Padania del 27/01/99, è una campagna contro linvasione
dellEuropa da parte di slavi e africani voluta dagli anglosassoni e contro
una proposta referendaria che vorrebbe redistribuire la proporzionale
tra i primi non eletti, quasi tutti meridionali. Chiediamo: è possibile
allora per i comunisti costruire comitati comuni e quindi iniziative comuni,
comizi comuni con la Lega Nord, quando la lotta frontale contro la Lega
è parte costitutiva, tanto più oggi, di una battaglia democratica
elementare e di civiltà, peraltro incorporata alla stessa ricomposizione
di classe?
Né si può invocare la cosiddetta utilità
pratica dei comitati comuni con Bossi. Perché il No dei comunisti
e della Lega si somma oggettivamente nellurna, mentre i comitati con Bossi
e Borghezio non aggiungerebbero un solo voto in più ed anzi: nel
Nord produrrebbero confusione e disorientamento mentre nel Sud offrirebbero
a Fini lo spazio di un affondo demagogico pericoloso a sostegno del referendum,
proprio tra le masse più povere, contro lammucchiata antimeridionalista
del Nord. Come non vederlo?
No: questa scelta di maggioranza della Dn va prontamente
rivista, per ragioni di principio e di opportunità. Ma, al di là
del contingente, essa dimostra una volta di più, assieme al richiamo
al 21 aprile, la necessità di una svolta di fondo del nostro partito
che subordini le scelte politiche ai principi contro ogni pratica politica
intesa come manovra istituzionale separata e subalterna. Il rilancio di
un progetto comunista, a otto anni dalla nascita del partito, risponde
esattamente a tale necessità.