Felice Di Maro

Come ex iscritto (e, al di là delle motivazioni!) non posso che prendere atto che in Italia le aspettative per la ricostruzione di un partito comunista unico come strumento di lotta e di riscatto sociale sono state ampiamente disattese. Ma se è vero che il disagio e le ingiustizie sono ancora tanto forti è necessario che l’idea del “comunismo” non solo non tramonti ma che ispiri sempre nuovi progetti di società. Quindi ritenendo che il congresso di Rifondazione è un’occasione sia di dibattito che di impegni in queste poche righe vorrei mettere in evidenza la distanza che si rileva tra volontà di cambiamento reale e quella di conservazione, conservazione che è formata da tante pratiche in varie forme rispetto ad un progetto comunista sono comunque da considerarsi estranee. 
«Un’alternativa di società» è certamente un programma che farà discutere nei prossimi mesi ma credo che vada meglio articolato se la scelta politica che farà il congresso sarà quella dell’opposizione. Ma al di là dell’esito congressuale «Il confronto fra le due sinistre» (punto pag. 9) merita un’osservazione. Intanto è vero che è prevalso lo scontro e non l’unità. Ma se «i problemi del lavoro e della democrazia» rappresentano il punto più elevato e significativo della “sfida” tra riformisti e comunisti può essere solo l’accordo elettorale, locale o regionale o anche nazionale che sia l’unica possibilità per rompere l’incomunicabilità tra le due sinistre? Penso che se non si eleva il confronto in funzione di un nuovo modello di sviluppo prevarrà solo una continuità senza nessuna alternativa.