Dario Danti, segreteria regionale Prc Toscana
Dobbiamo cercare, con questo nostro IV congresso, di dare
delle risposte concrete, o quantomeno provarci, agli effetti destrutturanti
e devastanti che questa ristrutturazione capitalistica sta portando avanti.
Dobbiamo, insomma, cimentarci in una ricerca e in una proposta, in un rinnovamento
dellagire politico che ci permetta di trovare le forme e le modalità,
anche parziali, per opporci a questa modernizzazione senza modernità.
Come lo abbiamo definito nel documento di maggioranza,
il processo in divenire del neoliberismo temperato se da un lato porta
alla cooptazione e alla sussunzione progressiva delle forze politiche e
delle rappresentanze sociali, dallaltro necessita della frantumazione
e della disgregazione delle soggettività sociali.
La frantumazione, a mio avviso, è quella di soggetti
politici, associativi, sindacali che non riescono a trovare un tessuto
ed elementi di raccordo per agire politicamente e costruire il conflitto
e liniziativa di massa.
La frantumazione e la dispersione che investe le soggettività
critiche e antagoniste, che non riescono a trovare un terreno comune ed
egemonico per realizzare la loro iniziativa politica, deve essere messa
a tema del nostro congresso. Io credo che questa riflessione sia una fra
le più importanti e decisive: nessuno sa quale sia la strada, io
credo, comunque, che sia necessario saper ricercare e sperimentare.
Ritengo, però, che dei passi in avanti siano stati
fatti, in alcuni settori. In modo particolare mi riferisco al settore della
scuola e alla straordinaria manifestazione contro la parità fra
scuola pubblica e istituti privati del 19 dicembre scorso a Roma. Proprio
nella costruzione di quel corteo i Giovani comunisti hanno saputo tradurre
in pratica politica quello che dovrebbe essere il nostro assunto generale:
riuscire a costruire relazioni, legami, pratiche condivise, anche fra soggetti
diversi, magari distanti su molte questioni, ma che possono essere accomunati
da una lotta, da una iniziativa di massa sullopposizione ad uno dei tasselli
fondamentali, in questo caso, della ristrutturazione e della modernizzazione.
Questa è la risposta più efficace, a mio
avviso ad un tipo di frantumazione e di dispersione. Laltro aspetto da
affrontare è quello di provare a dare una risposta ad una frammentazione
più profonda, che ci parla dei nostri territori e dellindividualismo
dilagante che li permea, che ci dice della perdita di legami e pratiche
collettive fra gli uomini e le donne, ormai privi di diritti di cittadinanza
e di libertà.
La voglio dire provocatoriamente: io credo si debba ripartire
da noi, dai nostri circoli, dalla nostra presenza sul territorio. E quel
farsi società, quel costruire pratiche non omologate e non mercificate;
è quel sentirsi parte di una comunità di donne e di uomini
che si apre ad altri e ad altre.
Anche questo dovrebbero essere i nostri circoli. Solo
così potrebbero rappresentare quellantidoto necessario per combattere
il disagio e la frammentazione, la dispersione e lindividualismo: potrebbero
essere quel pezzo di cielo che vogliamo sia nostro.