Loccasione congressuale, per un partito che punta a restituire
un ruolo determinante alle masse di lavoratori, disoccupati, emarginati
nonché a tutti i cittadini democratici che si rifiutano di sottostare
al dominio alienante del capitale, deve essere rivolta a concentrare lanalisi
sulla realtà, per una elaborazione strategica che faccia uscire
il paese dal pantano dei tatticismi in cui attualmente - presi dalle suggestioni
della governabilità - tutti i gruppi politici si dibattono, contribuendo
ad allargare il solco tra la società politica e la società
civile. A tal fine, occorre che Rifondazione comunista si appropri, come
intellettuale collettivo, di quella funzione teorica che aveva accompagnato
la valorizzazione del partito di massa come soggetto portatore di un progetto
di società, alla cui stregua misurare una tattica che non si perda
nella rincorsa di alleati oggi apparenti e falsi, ma che sia parte coerente
di una impostazione di lotta sociale e politica non solo declamatoriamente
rivolta contro il capitale finanziario e industriale, e i gruppi di potere
che ne sono al servizio nazionalmente e internazionalmente.
Il ritorno in campo come intellettuale collettivo, comporta
una rivalutazione del marxismo come riferimento unificante delle ragioni
critiche dello sfruttamento organizzato contro la natura oltre che contro
luomo, da quel sistema delle imprese cui va sottratta lesclusiva del
potere reale oggi dilagante nei rapporti sociali di produzione, con proposte
che non possono limitarsi a ritagliare percentuali insufficienti e precarie
di un prodotto nazionale lordo caratterizzato da un profitto crescente
e incontrollato. Senza rivendicare la prospettiva d emancipazione verso
una transizione socialista, lazione politica quotidiana viene inesorabilmente
risucchiata verso la ricerca di accordi di mera sopravvivenza di quello
che lavversario di classe chiama ceto politico, che impediscono di fare
una politica di alleanze in funzione di un nuovo blocco storico anticapitalistico,
e non garantiscono neppure una presenza istituzionale che comunque si
è rivelata priva di valore reale per la parte di società
rappresentata.
In tale direzione, il ritorno alla teoria come forma
pregiudiziale di un lavoro collettivo permanente, richiede nei comunisti
una decisiva ricerca critica dei limiti storici presentati non solo dalle
socialdemocrazie succubi dellideologia del capitale, ma anche del sovietismo,
dovendosi nel rilanciare i valori del socialismo proporre nel contempo,
sulla base di un esame autonomo delle cause di disfunzione del capitalismo
di stato, forme di democratizzazione sostanziale che evitino il ripetersi
di burocratismi, in nome di quella socializzazione del potere che una inedita
democrazia di base può riuscire a costruire dando alle masse diseredate
e ai militanti, nel partito e nel sindacato di classe, quella funzione
dirigente che non può riservarsi solo agli apparati esecutivi.
Solo rielaborando i due documenti che il centro del partito
ha presentato alla discussione dei circoli risulta possibile superare la
frenante giusta opposizione tra alleanze con il centrosinistra, e denuncia
descrittiva del dominio del potere capitalistico senza indicazioni di prospettiva
a medio e lungo termine.