Aurelio Crippa (Segreteria nazionale - Responsabile del Dipartimento Organizzazione)

E’ aperto, in Italia, a livello mondiale, un acutissimo scontro per determinare la supremazia nel definire gli sbocchi sul piano complessivo della società e del peso delle classi dentro il nuovo assetto politico e sociale. Cresce il drammatico divario tra paesi ricchi e paesi poveri. Aumenta la disoccupazione, si diffondono vecchie e nuove povertà, emarginazioni, alienazioni: il sistema capitalistico non riesce a coniugare le immense potenzialità del progresso tecnico-scientifico con il progresso sociale. In Italia prende corpo un inedito e concreto sistema politico neo-autoritario, “un regime-bianco”: punta alla cancellazione dell’opposizione politica e sociale, a segnare conflitto sindacale e sociale come sinonimo di disordine e trasgressione. Nasce dalla volontà di centralizzare il potere politico, avere mano libera, senza vincoli democratici, nelle ristrutturazioni, nei tagli allo Stato sociale, alle conquiste, ai diritti; poter, cioè, rafforzare l’uso privatistico dello Stato. Ne è parte attiva il governo D’Alema, la sua maggioranza da Cossutta a Cossiga. L’esigenza: mettere in discussione un sistema che dà pieni poteri ai padroni e nessuno a chi lavora.
La strategia: affrontare alla radice le cause dei mali che viviamo, prodotti da questa società e proprio per questo da cambiare. 
La priorità: ricostruire un governo democratico dello sviluppo, con un qualificato polo pubblico dell’economia, tale da consentire allo Stato una funzione programmatoria - la programmazione democratica. Un’alternativa di società, da perseguire con un progetto politico che trovi energia e culture per difendere ed allargare la democrazia, impedire la frantumazione tra i lavoratori, la separazione dalla politica, che concepisca il conflitto sociale come fondamento della democrazia e vitalità per le istituzioni, recuperi le caratteristiche di classe del sindacato, produca una rottura verticale con la pratica consociativa e subalterna agli assetti di potere. 
La nuova classe operaia - operai, impiegati, tecnici, intellettualità - legati da un rapporto di lavoro subordinato di produzione, rimane sempre nella sua insanabile conflittualità con il capitale, non avendo particolari interessi da difendere, la classe generale capace di rappresentare nel modo più complessivo gli interessi ed i bisogni di cambiamento dell’intero Paese. Cambia il colore della tuta, ma sempre sfruttati si è. Un Congresso, dunque, primo momento di un’iniziativa più ampia, capace di rispondere all’esigenza di un lavoro teorico e culturale, di una riflessione di fondo sul partito e sulle forme di organizzazione della politica, per definire il programma. 
Avrà valore se unito alla necessaria, concreta, quotidiana, azione politica.
Due opinioni:
Solo: termine da anteporre alla dizione “in fase congressuale” contenuta nel testo di modifica dell’art. 8 dello Statuto. Rende chiaro che non è ammessa la formazione di correnti, frazioni o gruppi in forma organizzata all’interno del partito, rispondendo ad errate interpretazioni che suscitano, giustamente, preoccupazioni e contrarietà.
Lista aperta: nelle elezioni degli organismi dirigenti.
Una scelta per contribuire alla maturità politica del partito e renderla esplicita.