| Giuliano Ciampolini
(del Comitato Politico della Federazione di Parato) Una alternativa di società è una finalità
di dimensioni gigantesche, perché si propone la costruzione di una
società con al centro il bene comune e non il profitto ed i privilegi
di una minoranza del genere umano. In passato, anche nella sinistra comunista,
si è pensato che bastava distribuire in modo più giusto i
beni ed i consumi derivanti da una continua crescita delle forze produttive
e così era possibile far avere a tutta lumanità un pezzo
di quella metaforica torta chiamata benessere. Oggi sappiamo, ce lo ripetono
continuamente gli scienziati e le conferenze dellOnu, che una crescita
senza limiti, delle produzioni e dei consumi individuali che caratterizzano
le società dellOccidente, non è sopportabile dai limiti
biofisici del pianeta: risorse accumulate in milioni di anni verrebbero
esaurite rapidamente e provocherebbero conseguenze ecologiche disastrose
per la vita umana.
Per questo contrastare le politiche recessive per dare una prospettiva di piena occupazione, per noi comunisti, non può significare accettare ed estendere questo modello produttivo e di consumi individuali. E necessario proporre un diverso tipo di sviluppo e una diversa qualità della vita, con meno consumi individuali e più consumi sociali e collettivi. Anche per questo siamo consapevoli che per camminare verso una alternativa di società non cè un percorso dritto e conosciuto e non servono i proclami e le certezze ideologiche; sappiamo che dovremo camminare in salita, in un viottolo stretto e pieno di ostacoli, che può aprirsi solo con la partecipazione convinta di una maggioranza di popolo e di popoli. Il governo Prodi voleva camminare lungo la strada del vecchio modello di sviluppo, con una politica di liberismo temperato: per questo la rottura è stata motivata da mille ragioni, anche se, forse, non abbiamo fatto abbastanza per moltiplicare gli sforzi per dialogare e far riflettere sulle nostre ragioni e per costruire consensi a sostegno di una svolta riformatrice finalizzata a cambiare strada, cioè a camminare, anche lentamente, verso una società diversa e sostenibile. Oggi tante possibilità di dialogo e di confronto si sono inaridite e sono aumentate le diffidenze ed i settarismi reciproci nel popolo di sinistra e tutto è più difficile. In ogni territorio sono alla prova le nostre capacità di dialogo e di iniziativa politica e culturale, valorizzando le energie e le esperienze di cui ciascuno è portatore; ma no possiamo limitarci a dialogare con i centri sociali; è necessario riconoscere e valorizzare la sinistra Ds, la sinistra sindacale, la sinistra cattolica, i verdi e gli ambientalisti e tante altre esperienze diffuse sul territorio. Si tratta di riconoscere e valorizzare tante minoranze critiche, per cercare di costruire insieme un programma comune e un percorso politico realistico in direzione di una alternativa di società, sapendo che sarà realizzabile solo se, tutti insieme, saremo capaci di far riflettere anche tante persone della sinistra moderata, oggi immobilizzate dalla logica del meno peggio e dalla accettazione passiva di una politica di liberismo temperato. Per dare le gambe a questa politica unitaria sono necessari, nelle Federazioni e nei Circoli, gruppi dirigenti che abbiano la volontà politica e lapertura mentale per valorizzare tutte le energie disponibili, individuali o organizzate, dentro il Prc o nellarea politica e culturale più vicina al Prc: se continueranno a dominare, in tante federazioni, piccoli gruppi di compagni preoccupati di difendere il proprio potere decisionale ed il proprio ruolo, chiusi e ciechi verso una piena mobilitazione di tutte le energie disponibili, non sarà possibile promuovere sul territorio una crescente iniziativa politica, partendo dai bisogni reali, dalla condizione operaia, dagli esclusi, dai giovani e dalle associazioni che già lavorano concretamente per far crescere il bisogno di una società e di un mondo diverso, giusto per tutti e sostenibile dallequilibrio ecologico del pianeta. |