Giuliano Cappellini (Segretari del circolo di Paullo -Milano)

La scissione: La scissione è l’esito prevedibile dello scontro tra due modi di pensare la resistenza di lunga durata nel periodo in cui tendono a scomparire le “normali” garanzie democratiche. Avremo ragione noi se sapremo difendere e sviluppare il partito in queste condizioni, purtroppo Cossutta non potrà mai dimostrare di aver ragione a prescindere da Rifondazione. Tuttavia, a breve termine si genera uno squilibrio di posizioni nel gruppo dirigente del partito ed è possibile che incontri difficoltà a svilupparsi un autentico processo autocritico.
Premesse per la definizione di una linea politica: sviluppo della democrazia interna, conquista di una nuova sintesi della società italiana, coerenza internazionalista nella lotta contro l’imperialismo Usa, europeo e quello straccione italiano.
Sviluppo della democrazia interna: Bisogna capire fino in fondo che una direzione autorevole del partito si afferma solo assicurando il dispiegarsi di un libero dibattito ideologico. Al contrario, i due documenti congressuali (di maggioranza e di minoranza) sono tentativi di prevaricazione ideologica, quanto mai inopportuni, nel corpo del partito. Rifondazione del comunismo o processo di rifondazione di un partito comunista? Le opzioni sono valide tutte e due ma la prima può tramutarsi in una forzatura per far prevalere posizioni ideologiche minoritarie che hanno contrassegnato la crisi del comunismo in Europa, la seconda, invece, potrebbe riconoscere che, salvo per importanti periodi storici, l’antifascismo e la guerra di liberazione, il comunismo in Italia non è sostanzialmente mai uscito da posizioni opportunistiche di cui quella infantile (l’estremismo) è una variante. Non vi sono, quindi, importanti modelli di riferimento.
Conquista di una nuova sintesi della società italiana: l’Italia è parte della cittadella del capitalismo maturo ormai alle prese con la crisi della democrazia borghese. Le condizioni per far muovere questa società verso una nuova stagione della democrazia sono legate allo sviluppo delle contraddizioni dell’imperialismo a livello europeo e mondiale, tuttavia i loro riflessi nella nostra società sono diversi da quelli nei paesi in cui si esercita direttamente l’oppressione imperialista. La crisi italiana è acuita dagli esiti del processo di egemonia globale dell’imperialismo Usa. Essa mette sempre più in luce l’attitudine storica delle classi dirigenti a defilarsi dalle responsabilità nazionali e la debolezza strutturale del capitalismo italiano. Ad esempio in Italia il sistema industriale è “culturalmente arretrato” perché è “incompleto e subalterno”. Le manifatturiere pubbliche dei grandi sistemi e delle infrastrutture che trascinano il grosso della ricerca tecnica e scientifica erano pubbliche e con le privatizzazioni vengono progressivamente liquidate. Ma se i grandi gestori pubblici avevano completato un ciclo delle grandi infrastrutture, l’altro grande obiettivo, quello di dotare il sistema produttivo di capacità di sviluppo di tecnologie e di grandi sistemi che generano sia la cosiddetta innovazione di prodotto (il lavoro che crea lavoro), sia le trasformazioni organizzative del lavoro, non è stato raggiunto ed, anzi, entra in crisi profonda quel tanto di importante che si è fatto (vedi Nuova Pignone, Ansaldo, Italtel, ecc.). Purtroppo la nostra posizione sulle privatizzazioni non distinse tra le aziende di gestione dei servizi pubblici a carattere nazionale (finanza e servizi) i cui assetti proprietari potevano essere contrattati, e le manifatturiere ad esse collegate (produzione) in cui la presenza dello Stato doveva essere riqualificata. Si è persa un’occasione per svolgere un ruolo progressivo nazionale, per lottare concretamente contro i processi di frantumazione, per costruire alleanze di progresso. 
Coerenza internazionalista: l’internazionalismo si qualifica sui temi della lotta antimperialista. L’imperialismo è la fase suprema del capitalismo, il suo modo di essere e di riprodursi ad un certo grado del suo sviluppo. Con la fine dell’Urss molti paesi dell’est europeo sono caduti sotto il controllo dell’imperialismo (solo la Jugoslavia resiste), tuttavia negli ultimi 50 anni molti altri paesi si sono liberati da quel giogo. Il più importante di questi paesi è la Cina. L’esistenza di questi paesi garantisce che un processo non si chiude e che le contraddizioni che il sistema imperialista suscita possono essere utilizzate per le lotte di emancipazione in tutto il mondo.