Luciana Brandi, Clotilde Barbarulli, Ubaldo Ceccoli,
Neda Jacopini, Alidina Marchettini (Prato - Firenze)
Il taglio dato del documento Una alternativa di società sulla questione del rapporto tra lotta di classe e nuove culture critiche; allude ad un paradigma in base al quale si produce uninterpretazione della società come monocentrica, incardinata cioè sul lavoro salariato. Ne consegue che elementi quali la differenza di genere e lambiente vengono ad aggiungersi come semplici sommatorie: di fatto, non sono considerate come pluralità da far interagire e pertanto non ne risulta alcun evidente uso politico. Intendiamo, cioè, rilevare un limite di analisi e di progetto, proprio in ragione del fatto che si adotta un paradigma che fissa un unico valore come centrale per lindividuazione del soggetto della trasformazione - il lavoro salariato - e a questa centralità si annettono come contraddizioni esterne ambiente e genere. Di analisi: non si possono individuare le caratteristiche più profonde della ri-organizzazione del lavoro, con la frantumazione delle sue figure, nella società contemporanea se non si sa cogliere quanto tale riorganizzazione è scaturita dallaver assunto come modello il nesso cruciale tra classe e genere. Alla donna si è sempre chiesto di prestare gratuitamente lavoro di protezione e di cura in ragione del fatto che tali attività sono intrinsecamente connesse a, quasi determinate da, la natura profonda della donna, sua definizione vera e propria, quale angelo del focolare; di conseguenza non è né riconosciuto né riconoscibile come lavoro quella parte del proprio agire che discende direttamente dalla propria identità esistenziale. La ristrutturazione capitalistica attuale passa attraverso lasserzione del primato delleconomia sulla politica con leffetto che sono definite come perfettamente coincidenti riproduzione economica e riproduzione sociale. Pertanto la struttura economica adotta per la propria riproducibilità quelle forme organizzative del lavoro che sono proprie della riproduzione sociale; lidentità sociale dei soggetti, essendo interamente definita dalla sfera economica, si rende disponibile a far discendere dal sé, in quanto natura intrinseca, la totale ridefinizione di lavoro-non lavoro. In altre parole sono asserviti alla ridefinizione dellorganizzazione del lavoro per lo sfruttamento collettivo molti di quei fattori (uso dei tempi, adesione del sé alla filosofia aziendale, collocazione del lavoro nella sfera individuale/casalinga, ecc.) che fino ad un certo punto della nostra storia rimanevano peculiari dello sfruttamento della donna relativamente alla funzione assegnata alla sua differenza di genere. Certamente è ancora vero che determinate forme di ristrutturazione - basti pensare alla fabbrica diffusa del pratese o al nord est - sono rese possibili dal ruolo cruciale che ha in esse la struttura familiare ed in particolare la donna, che impersona il nesso tra produzione e riproduzione, e solo per questi motivi si renderebbe necessario assumere strumenti di analisi che intersechino conflitto di classe e conflitto di genere. Ma non è neppure solo questo; è in gioco qualcosa di più pervasivo, i cui antesignani, forse, si trovano in alcuni aspetti tipici dellorganizzazione del lavoro già da tempo presenti in area pratese: siccome è compito della donna, in quanto angelo del focolare, il lavoro di protezione e di cura nei confronti della famiglia, fra questi compiti rientra anche il lavoro per lazienda familiare, senza che esso debba neppure essere riconosciuto formalmente proprio perché è percepito come parte del lavoro di cura della donna (molte delle donne lavoratrici non erano iscritte neppure alle Confederazioni Artigiane, diversamente dai loro mariti e figli). Il riconoscimento del lavoro, da un lato, e del diritto al lavoro, dallaltro, passa in questa fine secolo attraverso la fondamentale definizione di identità: quella dellidentità negata. Il modello è tale per cui estende a nuovi soggetti la negazione di identità finora riservata alle donne, in un processo che non può essere ridotto al conflitto di classe classico perché attraversa le classi (basti pensare al lavoro intellettuale, un tempo luogo solo di privilegio); se il doc. a pag. 10 non può fare a meno di dire che le diverse frontiere tra le varie figure nel lavoro sono più flebili e mobili di un tempo, è, a nostro avviso, perché i nuovi diritti si definiscono a partire da quella zona di identità negata che discende direttamente dallaver fissato la coincidenza tra riproduzione sociale e riproduzione economica per tutti i soggetti. Non si tratta, allora, semplicemente di valorizzare il punto di vista critico del movimento delle donne, con lattenzione posta al nesso tra produzione riproduzione sociale (p. 15), ma di riconoscere, proprio in ragione dei processi sociali, economici e politici in atto, che è indispensabile per lanalisi e per il progetto il saper connettere, saldare, la cultura del mondo del lavoro col femminismo e con la cultura ecologica, e dunque, ponendo uninterconnessione imprescindibile tra queste forme di liberazione - lavoro, genere, ambiente -, vada ad individuare non il soggetto ma i soggetti della trasformazione. Se quel conflitto fra produzione di merci e riproduzione sociale, che da sempre ha segnato il corpo e la mente delle donne, non viene considerato nel suo valore di conflitto generale - certo interiorizzato dalle donne ma per niente specifico del genere femminile - dare senso e contenuto ad un modello alternativo di società è assai arduo. Lo scostamento tra produzione capitalistica e sviluppo umano non è evidenziabile solo da alcuni indici statistici, anche se importanti, quali salute e istruzione (vedi laccenno alla formazione professionale), né riparabile con i richiami alletica e alla solidarietà verso gli esclusi, si devono piuttosto rimettere in discussione gli assetti normali dei processi di sviluppo e di crescita per svelarne contraddizioni e tensioni profonde. Cominciare ad individuare - come avviene nelleconomia di sussistenza - nella crescita del benessere sociale un nuovo sbocco produttivo, porta non solo a nuovi modi di organizzazione del lavoro basati su reti di relazioni e responsabilità, ma ri-definisce il concetto stesso di sviluppo umano: fondato sulla valorizzazione del lavoro intesa come riconoscimento esplicito del benessere della popolazione tra gli obiettivi primari, praticati dai singoli e dalle istituzioni; un modello di sviluppo, cioè, socialmente ed ecologicamente sostenibile. La concezione dello stato sociale, di conseguenza, non può limitarsi ad essere investita di etica della solidarietà, deve affermarsi come effetto di un nuovo modello di sviluppo umano. |