Sergio Bellucci
(CPN - responsabile Dipartimento Comunicazioni di massa) Il congresso Nazionale del Prc cade in una fase daccelerazione impressionante dellintera società nazionale e mondiale. I cambiamenti sociali ed economici prodotti dal modello di sviluppo capitalistico della fase neo-liberista, investono nel nostro paese anche il sistema politico, rendendo instabile e precaria la stessa architettura costituzionale. La Carta uscita dalla Resistenza, infatti, rappresenta ancora oggi un tentativo troppo avanzato di ipotesi partecipativa per chi propone un semplice adattamento ai processi di deregolamentazione sostenuti dal liberismo di fine millennio. Per questi motivi il centro del dibattito tra le forze politiche è, in realtà, un meta-dibattito incentrato più sulla forma che sul contenuto, più sulla tecnica di gestione che sulle scelte da compiere, con un segnale implicito al corpo sociale di generale accordo sui contenuti e di furiosa lotta su chi debba applicarli. Prendiamo, ad esempio, il caso Telecom-Olivetti. Il messaggio generale che viene veicolato dai mass-media è che la politica debba stare lontana da cose che riguardano esclusivamente il mercato. Così, la separatezza, lesclusione dalla partecipazione, vengono non solo praticate, ma teorizzate e perseguite come un fine. Ma quali processi di cambiamento hanno permeato le società, quelle europee in particolare, al punto da rendere socialmente compatibili simili processi di spoliazione della democrazia, da obbligarci a lanciare un allarme senza precedenti? Comè stato possibile svuotare le assemblee parlamentari di paesi, almeno nominalmente sovrani, di competenze così grandi da far balenare il dubbio della loro utilità a milioni di persone che si rinchiudono in processi di astensionismo e di allontanamento dalla politica? E in questo quadro che si inserisce il nostro sforzo di comprensione e di costruzione di un fronte consapevole di lotta. La stessa fase difensiva, rispetto ai devastanti esiti dei processi della modernizzazione capitalistica, sembra oramai logora e incapace di produrre un allargamento del consenso e la costruzione degemonia. I processi di integrazione e frantumazione, infatti, costruiscono un agente di rimodellazione sociale che spinge ad una segmentazione che arriva al singolo individuo, al quale viene negata la geografia dei legami sociali (e di classe) attraverso la quale orientarsi. Lideologia di quella che fu definita la singolarità qualunque, penetra attraverso i meccanismi del consumo e della riproduzione sociale, generando un ambiente dominato da egoismi indotti. In questo quadro, lintreccio tra governo dei mezzi di comunicazione di massa, con il loro grado di pervasività nella costruzione di modelli e attese sociali, e la crisi dei modelli democratici novecenteschi, sembra evidenziare un vero e proprio impasse nel progetto della trasformazione. E su questo tornante della Storia che dobbiamo decidere in quale direzione utilizzare la forza politica e sociale di Rifondazione comunista. Lobiettivo è ambizioso, ma senza alternative per una forza che si candida ad essere un soggetto della trasformazione. Il Prc, in altre parole, deve trasformarsi in un reagente politico in grado di determinare delle vere e proprie ri-connessioni sociali, divenire il luogo che aiuta a disvelare gli offuscamenti prodotti dalla attuale modernizzazione, indicare processi di ricomposizione di relazioni umane, individuali e collettive. Essere, quindi, uno strumento dopposizione attiva alla globalizzazione e in grado di lavorare su vecchie e nuove contraddizioni, da quella classica del lavoro, allambiente, dal rapporto Nord-Sud, alla differenza di genere. |