Ivano Bechini
(Responsabile Ambiente e Agricoltura della Toscana)

I congressi dei circoli e i primi congressi di federazione si stanno svolgendo in una fase di inasprimento dello scontro politico e si rischia di legare in modo eccessivo il dibattito alla fase contingente, anzi del quotidiano della politica. Invece, dovremmo usare la fase congressuale per cominciare a dire le cose come stanno, aprire una battaglia culturale e politica e fare i conti con idee e ragionamenti che sono inutili per il lavoro politico dei comunisti in Italia pur sapendo che questo è un congresso di aggiornamento di linea politica. Per ovvi motivi di spazio però vorrei centrare il mio contributo al dibattito aperto su “Liberazione” sulla questione ambientale, in quanto a mio avviso il documento congressuale “Una alternativa di società” (nel quale peraltro mi riconosco) non coglie a sufficienza le potenzialità sovversive di tale contraddizione. C’è già stato l’ottimo convegno dello scorso 1 febbraio a Roma, con il quale abbiamo fatto un passo in avanti, dichiarando il carattere policentrico della costruzione dell’alternativa al capitalismo, però penso che si debba essere coerenti fino in fondo e alzare il tiro sul livello contemporaneamente più avanzato e comprensibile. Io penso che si debba affermare, dentro i lavori congressuali, che recepiamo nella nostra elaborazione politica che la contraddizione Sviluppo/Ambiente ha assunto per i marxisti lo stesso peso della contraddizione Capitale/Lavoro, pur essendo ben chiara la differenza di ruolo tra questi paradigmi: contraddizione di classe quella tra capitale e lavoro, contraddizione interclassista (apparentemente) ma che taglia orizzontalmente tutto il pianeta e gli esseri viventi, umani e non, e le future generazioni quella tra ambiente e sviluppo; queste sono le due contraddizioni principali del nostro tempo. La nostra critica al Modello di Sviluppo imperante e alle alternative, praticate e fallite perché anch’esse soggiogate al binomio “sviluppo-progresso” (socialismo reale, ecc.) ha senso se assume al suo interno l’ambientalismo come chiave di lettura dello sfruttamento delle risorse e comincia ad elaborare pensiero e critica intorno al concetto stesso di sviluppo (sostenibile o insostenibile fa poca differenza) ed a un ragionamento, una ipotesi diversa intorno a una società sostenibile in termini ambientali e sociali. Insomma, ritengo che sia necessario un salto di qualità nella rifondazione del pensiero e dell’azione comunista, tenere di conto nella nostra elaborazione, che è e rimane antropocentrica, di alcuni concetti quali la finitezza delle risorse e il limite (concetto di limite). Accanto ad un lavoro di pensiero, dobbiamo rilanciare la sfida della politica. Scontiamo a sinistra deficit di arretratezza culturale e di credibilità sociale ma se riusciamo a far comprendere che senza la contaminazione politica non si trova soluzione al problema del radicamento sociale di un progetto ambientalista di cambiamento strutturale di questa società, se i nodi fondamentali del nostro agire politico sono Ambiente/Lavoro/Democrazia, la critica ai modelli attuali di sviluppo e alle scelte di riposizionamento dei poteri, possiamo rivolgerci a quanti sono impegnati in pratiche di resistenza e presenti nei conflitti sociali reali e a quanti rifiutano la logica della “governabilità ad ogni costo” e superare quei limiti - oggi reali - per essere interlocutore politico credibile, all’altezza dei problemi posti dalle numerose esperienze e movimenti di lotta, sia in termini di capacità di messa a disposizione di saperi utili alla comprensione dei fenomeni che sono all’origine dei vari tipi di aggressione alle risorse naturali e ambientali, sia in termini di “rappresentanza”, cioè di capacità di generalizzare le potenzialità critiche di ogni singola contestazione e di costruire un programma politico di maggioranza per un’alternativa di società. Se nel dibattito congressuale questo messaggio verrà recepito, anche in forma organizzata (raccomandazioni, mozioni, Odg, ecc.), vuol dire che il mio partito, il partito comunista non solo ha diritto di definirsi ambientalista, ma si pone come referente collettivo per il rilancio della riflessione e della lotta per un’altra società, una società in pace con gli altri esseri viventi.