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Siamo un gruppo di donne iscritte e non iscritte che vogliono
contribuire con una loro riflessione ai lavori del congresso del partito
della Rifondazione comunista.
Oggi la politica si è ridotta a politicismo esasperato, leaderismo, spettacolarismo, gioco di potere, sempre più distante dalla società e dai problemi quotidiani delle donne e degli uomini in carne ed ossa. Crescono di conseguenza tra le donne, ma anche tra gli uomini, lestraneità, la disaffezione e la sfiducia, aumenta in modo preoccupante il fenomeno dellastensionismo. In questo contesto neppure Rifondazione comunista riesce ad essere punto di riferimento e quindi a conquistare il consenso di quanti e soprattutto di quante non si riconoscono nella politica di partiti e delle istituzioni. Anche se Rifondazione comunista è oggi lunico partito a segnalare i guasti della politica attuale, a parlare di democrazia autoritaria, a ribadire la necessità di un cambiamento, in direzione di una maggiore giustizia sociale e di una maggiore libertà, tutto questo non riesce a tradursi in una pratica politica efficace. Per cui il rischio è di avere unanalisi e un progetto giusti, ma di non essere radicati nella società. Il segnale più vistoso di ciò è dato dalla scarsa presenza delle donne al suo interno. La soluzione non sta nel porsi retoricamente il problema della presenza femminile, soprattutto in occasione di elezioni e di congressi, né nel concedere quote o spazi laterali che non intaccano il partito. Occorre invece che tutto il partito, dai suoi organismi dirigenti fino ai circoli, assuma piena consapevolezza del fatto che questa assenza segnala non una carenza delle donne, come normalmente si pensa, ma dellelaborazione e della pratica del partito e che questo diventi elemento centrale di riflessione e di discussione nel dibattito congressuale. E quindi il partito che deve cambiare. La contraddizione di sesso deve essere uno dei connotati fondamentali, non subalterno, secondo un ordine gerarchico, di una forza comunista che, alla luce degli errori del passato, assuma i paradigmi della differenza, della parzialità e del partire da sé, essenziali per trovare soluzioni adeguate alle vecchie e nuove contraddizioni del reale. Pensiamo ad esempio ai problemi dellimmigrazione, della globalizzazione, della formazione e allesigenza di coniugare libertà e giustizia sociale. Il partito deve rendere visibile lautenticità e praticabilità del suo progetto attraverso il suo modo di essere che prefiguri già unalternativa di società. Si tratta di dare consistenza e concretezza al suo progetto. Ci sembra di poter affermare che il meglio della storia delle donne parli di una centralità della relazione umana fondata sullo scambio e sulla gratuità. Le donne hanno compiuto, compiono, una opera femminile di civiltà. La cura dei corpi, lattenzione agli affetti, alla qualità della vita, alle mediazioni sociali, la ricerca dellautorevolezza e non del potere, la consapevolezza che non tutto è riducibile a merce vanno in direzione contraria alla logica omologante del mercato. E una pratica di vita riconosciuta e valorizzata dalla politica delle donne ma ancora non adeguatamente compresa dai luoghi della politica tradizionale. Hanno quindi ragione le compagne del Forum quando scrivono: le tesi ci portano al congresso parlano un linguaggio neutro e, quando acquisiscono elementi significativi della elaborazione femminista, lo fanno in modo eclettico, senza trasformare il paradigma interpretativo. Partiti si sono dimostrati impermeabili ai nostri tentativi di cambiamento. E ci sembra di poter dire che, nella maggior parte dei casi, quote e non quote, le donne, anche se capaci, arrivano nei luoghi di potere (segreterie, istituzioni eccetera) solo se affidabili ed obbedienti. Riteniamo infatti superata e ormai inefficace la pratica del dentro-fuori, essere dentro nei partiti e fuori nei luoghi delle donne. Non ci convince la separazione netta tra politica prima, quella vera delle associazioni, dei movimenti eccetera e la politica seconda, quella dei partiti e delle istituzioni. Vorremmo lavorare per trovare un ponte tra le due politiche. Vorremmo farlo allinterno di Rifondazione comunista, un partito che riesca ad essere davvero una comunità di donne e uomini. * Carla Abbate, Francesca Aguglia, Marina Allotta, Antonella Auci, Giuliana Barone, Floriana Bologna, Rosa Bivona, Maria Anna Calabrese, Mariella Caracappa, Rosanna Carimi, Anna Maria Cassata, Valentina Castronovo, Anna Maria Cernigliaro, Marina Di Caro, Daniela Dioguardi, Marina Di Pasquale, Renata Di Piazza, Rita DIppolito, Cettina DOnofrio, Valentina Errante, Maria Angela Federico, Alessandra Mangano, Enza Maniscalco, Francesca Martino, Gisella Modica, Emi Monteneri, Daniela Musumeci, Giusi Ognibene, Mariella Pasinari, Giusi Provino, Gaetana Punzi, Rosi Uscè, Anna Zeami |