Pasquale Voza

La frattura che si va radicalizzando tra politica e società è la forma più profonda del nuovo americanismo. Attraverso i parametri ideologico-culturali della modernizzazione, della neutralità, dell’oggettività il capitalismo globalizzato riesce a diffondersi pervasivamente. In questo orizzonte le categorie della tradizione comunista non possono essere brandite ideologicamente ma devono semmai essere assunte criticamente. 
Contro l’ideologia dell’oggettività è necessario ribadire la rifondazione della soggettività politica, che renda nuovamente visibile il dolore sociale, e affermi la centralità del lavoro in una ottica anti-economicistica. 
Se ci battiamo per una ipotesi che possiamo chiamare approssimativamente neokeynesiana, cioè per un rilancio riqualificato dell’intervento pubblico che non si a una mera espansione quantitativa della domanda, dobbiamo farlo avendo sempre in mente e proponendo in modo nuovo anche la critica da sinistra che alla fine degli anni 60, nel ’68, veniva condotta nei confronti di quella modernizzazione e di quello stato sociale (lavoro per chi, per che cosa?). Si cercava di aggredire allora – e tanto più è necessario oggi – il nesso tra scienza e capitale. Scissione tra politica e società, invisibilità del dolore sociale, rapporto tra scienza e capitale: su questi nodi drammatici ed estremi si gioca anche il processo di trasformazione – rifondazione della nostra forma partito.