| Nichi Vendola
Pesa su di noi il rischio grande della rimozione sostanziale
delle ragioni della nostra sconfitta. Sotto alle macerie del muro di Berlino
ci sono molte, troppe domande a cui dobbiamo offrire ancora una risposta
comunista. Va indagato il senso aspro di un secolo che nasce con la rivoluzione
del lavoro e tramonta con la rivoluzione contro il lavoro. Non possiamo
cavarcela con qualche cautela storicistica o facendo finta di niente. Il
paradosso del comunismo che si fa Stato e che precipita nel burrone della
illiberalità, del burocratismo autoritario, dellalienazione di
massa: qui cè un nodo che riguarda la teoria e la politica, per
loggi e per il domani. Ma bisogna saper intrecciare questa analisi alla
riflessione sulla parabola della rivoluzione neo-borghese che ha mutato
drasticamente la scena del lavoro e delle città, per indagare quei
fenomeni di precarietà, di solitudine e di nomadismo obbligatorio
che sono la condizione del vivere contemporaneo. Su questo crinale si è
mossa la relazione di Bertinotti, bella e coraggiosa. Proponendo a noi
non una fuga dalla politica, ma unaltra politica. Ed è questo che
faticano ad intendere i nostri interlocutori, così impregnati di
moderatismo anche quando i loro discorsi vibrano di tensione morale.
Siamo dentro una deriva, che incrocia smarrimento culturale e regressione sociale. Quando arretrano i diritti sociali contemporaneamente arretrano i diritti individuali. E siamo ancora qui a difendere i lavoratori dalla flessibilità, i giovani da tutti i proibizionismi, le donne da chi vorrebbe ridurle a contenitori biologici, i Sud senza sviluppo da chi vorrebbe riempirli di eserciti e di carceri. Qui siamo, inadeguati e feriti. Accogliere una nuova generazione di giovani comunisti è il minimo per vivere. Lasciarsi attraversare dallo scandalo teorico della libertà femminile, che ci racconta di due generi e di un solo potere millenario, non significa contrattare quote per categorie protette, ma fondare un nuovo universalismo fondato sui due sessi. In questa nostra forza e in questa nostra debolezza vive la possibilità di rifondare una comunità diversa lungo i molteplici percorsi della liberazione. |