Vincenzo Torregrossa

Da oltre un decennio l’attacco dei potentati economici delle forze polititche liberiste ha sempre più eroso i diritti dei lavoratori. Nel ’92 prima, e subito dopo nel luglio ’93, gli accordi tra governo, Confindustria e sindacati confederali ha spianato la strada ad un assalto ai già ridotti diritti sindacali. Attraverso la concertazione, Cgil Cisl e Uil si sono viste attribuire la prerogativa di una partecipazione diretta alle scelte economiche del governo, istituzionalizzandosi. Clamoroso esempio di neocorporativismo che prende stabilmente corpo con il patto sociale del dicembre scorso, dove si individua l’impresa come “motore primo” di occupazione, di sviluppo e crescita, beneficiandola di altre migliaia di miliardi con sgravi fiscali, detrazioni ed incentivi vari. Con la parallela sottoscrizione da parte dei sindacati e del Ministero dei trasporti dell’intesa che limita il diritto di sciopero si colma ogni misura. Ed emerge l’assoluta irriformabilità della Cgil, la necessità di rispondere con la conflittualità, strutture sindacali democratiche ed alternative ai confederali. Un sindacato non dei comunisti, ma che dai comunisti assuma caratteristiche, valori e contenuti.