| Giovanni Russo Spena
La relazione di Bertinotti è molto bella, perché
innova senza essere nuovista, si interroga sullefficacia della nostra
politica ma rifuggendo da ogni politicismo; E inquieta senza trionfalismi
fuori luogo. Riprendo qui un solo punto: la necessità di pensare
in termini di modello sociale europeo. 150 anni fa il manifesto
di Marx ed Engels lanciava la sfida al capitalismo globale. Il tema oggi
è lo stesso, con innovazioni profonde. Ogni economicismo rischia
di renderci prigionieri della frantumazione sociale. Così come il
mondo del lavoro disgrega se stesso, se accetta la fine del principio di
eguaglianza. «Il lavoro che è ancora tutelato è ad
un bivio» - scrive giustamente Cremaschi -. «O estende le proprie
tutele a chi non le possiede, o viene accerchiato e le perde anchesso».
Noi dovremo diventare i nomadi dellunità della classe in una dimensione
mondiale. Da Amsterdam a Cardiff, da San Cristobal a Diyarbakir; dalle
clausole sociali allannullamento del debito ad una cooperazione non liberista,
alla contestazione dei meccanismi strutturali del Fmi, della Banca mondiale,
dellAmi. Sarà questo nei prossimi anni il nostro pane quotidiano
per non ricadere in una allucinato provincialismo. Ne siamo allaltezza?
Ora certamente no. Anzi siamo un po spaesati; vivi, in crescita, ma spaesati;
questo è il paradosso. Forse manca il nesso tra una intensa iniziativa
quotidiana ed una proposta strategica ancora immatura. Per fare passi avanti
significativi sulla strada della rifondazione abbiamo bisogno dellinchiesta
e della ricerca. Per questo auspico un confronto permanente e organizzato
con quelle che abbiamo chiamato le sinistre critiche (sinistre comuniste,
sinistra verde, centri sociali, associazionismo più radicale) |