Pino Rotiroti

Ci troviamo in un passaggio delicato e difficile: occorre adeguare la politica del partito e la sua organizzazione ad una realtà sociale che si presenta fortemente disgregata e frammentata. Vorrei solo ricordare brevemente alcuni dati della Calabria: disoccupazione e inoccupazione sono al 28% (che diventa 60% tra i giovani); lavoro nero e precario interessano il 50% della forza attiva e diventano quindi la condizione di vita di migliaia di calabresi, giovani e meno giovani, uomini e donne in particolare; 120 comuni e 22 comunità montane versano in stato di dissesto finanziario; i servizi pubblici locali in molte realtà sono a rischio e in altre non sono più garantiti; crescono i controlli mafiosi e della criminalità organizzata sui grossi appalti pubblici e sulle medie e piccole attività economiche. Vi è poi un elemento nuovo e preoccupante da non sottovalutare: il rapporto tra mafia e dirigenti della pubblica amministrazione. 
Che fare per evitare che disagio sociale e disperazione diventino passività ed adeguamento anziché soggetto della trasformazione? Sta tutta qui la capacità di rendere efficace la nostra politica nel Mezzogiorno. Penso alla necessità e alla possibilità di individuare da subito concreti obiettivi di lotta, mantenendo fermi quelli più generali individuati dal partito. Come ad esempio coprire i posti vacanti nelle piante organiche della pubblica amministrazione, che solo in Calabria ammontano a circa 6.000 unità. Ciò consentirebbe alla quasi totalità degli 8.000 Lsu di avere un lavoro sicuro e garantito.