Andrea Ricci

Il nuovo ciclo capitalistico assume come sua caratteristica di fondo una situazione di crisi permanente. Quando la crisi non è più vissuta e percepita come transizione dal vecchio al nuovo, cessa di essere la fase della distruzione creatrice per diventare la fase della creazione della distruzione, della decadenza della civiltà. Il neoliberismo è insieme l’espressione e la causa della decadenza. Nel nuovo ciclo economico capitalista il profitto è l’unica, vera, reale variabile indipendente del sistema e questa condizione inceppa i meccanismi di regolazione del sistema. Una nuova politica economica keynesiana deve tenere conto delle novità. La rottura dei nessi causali tra domanda, produzione, occupazione e distribuzione del reddito, rende inefficace il tradizionale keynesismo. Oggi occorre aggredire il profitto, incidere direttamente sulla distribuzione del reddito. Occorre un intervento a tutto campo dello Stato. Sull’offerta con il diretto controllo pubblico dei settori innovativi, con la riduzione dell’orario di lavoro. Sul mercato del lavoro con il ripristino normativo di diritti e garanzie. Sulla domanda con l’aumento dei salari e l’estensione delle protezioni sociali. Sul finanziamento dei mercati per penalizzare la speculazione. Questa è l’alternativa neokeynesiana di cui parliamo. Oggi lo scontro di classe agisce direttamente sulla politica, sullo Stato. L’unificazione dei bisogni sociali della nuova e frantumata composizione di classe richiede un progetto politico in grado di parlare al Paese, all’Europa, al mondo. In questo lanciamo la sfida dell’egemonia alla sinistra moderata. In questo dobbiamo chiamare all’unità d’azione le forze disperse della sinistra critica. Su questo costruiremo il nostro futuro.