| Vito Nocera
Nel ripartire dal riconoscimento pieno di una difficoltà
cè forse il nocciolo più vitale di un pensiero comunista
che può pensarsi come innovativo, che non si rassegna a critiche
meccaniche incapaci di attivare soggetti e movimenti, segnati oggi dal
dominio e persino dallegemonia di cui è capace lavversario. E
lo stesso modo di disporsi con cui Gramsci lesse il ciclo del capitalismo
del suo tempo ed è una disposizione che noi infinitamente più
incapaci scegliamo oggi perché non possiamo sfuggire a sviluppare
quello stesso tema: lindagine sul ciclo del capitalismo contemporaneo
in tutto il suo dispiegarsi, lindagine sui processi materiali della produzione,
della riproduzione, dei poteri e su come ci stanno dentro gli uomini e
le donne. Per questo ci allarma un conflitto sociale che fatica a dispiegarsi
e a liberare i suoi soggetti e abbiamo acuta la preoccupazione di una riduzione
dei conflitti sociali a fatto fisiologico che non incide più sulle
grandi scelte di politica economica e sociale. Qui si ricongiunge la necessità
di rileggere i processi con la necessità, quasi lassillo, di immettere
nel campo, con lazione politica e sociale, gli anticorpi di una controtendenza.
Piano del lavoro a valore duso sociale per far incontrare disoccupazione
e messa in sicurezza dei nostri territori, politica industriale centrata
su formazione e innovazione anziché sui costi, sono alcuni dei temi
sui quali può vivere questa controtendenza. Cè una crisi
incalzante del progetto dei Ds, la loro linea di governo sta portando alla
sconfitta tra la loro stessa gente. E cè, se facciamo irrompere
con queste lotte i soggetti di un conflitto per noi uno spazio per dare
efficacia alla nostra opposizione e riaprire la speranza dellalternativa. |