Alfio Nicotra

Tra le tante novità di questo nostro congresso apprezzo particolarmente la decisione del segretario di iniziare la sua relazione nell’idioma curdo attraversando la vicenda Ocalan e la strage del Cermis. Entrambe le cose ci ricordano il limite insuperabile posto ai governi europei: la compatibilità Nato. Il suo allargamento ad Est è una sconfitta per l’Europa, sia perché divide il continente sia perché ribadisce su di esso il tallone egemonico degli Stati Uniti. Porre il problema della Nato significa porre una questione fondamentale per la democrazia in Europa. E’ un esercito della Nato quello che ogni giorno semina morte e distruzione in Kurdistan, sono due eserciti della Nato che si fronteggiano l’un contro l’altro armati nel cuore del Mediterraneo nell’isola di Cipro. Saranno le armate della Nato - proprio qui dall’altra parte della costa dell’Adriatico - a seminare morte e distruzione nella Jugoslavia. E’ nel nome della compatibilità Nato che il governo D’Alema ha deciso - anche qui allineandosi all’ala neoliberista della socialdemocrazia - di respingere la proposta del governo tedesco di cancellare la dottrina del primo colpo nucleare. Così, all’ombra dei patti segreti, Ghedi ed Aviano rimangono siti per le bombe atomiche. C’è, nella scelta del pugno chiuso che è il logo del nostro congresso, qualcosa che parla della nostra modernità. Essa ci ricorda la necessità e la durezza della lotta ma anche la tenerezza che dobbiamo sempre portarci dentro. Il tempo dei fasti del capitalismo come ultimo fine della storia sembra lontano anni luce: oggi ci troviamo di fronte ad un vero e proprio olocausto umano e ambientale che condanna a morte, a causa delle politiche neoliberiste, 1miliardo e 300 milioni di persone. I deboli e con loro anche noi hanno bisogno della speranza rappresentata da quel pugno chiuso.