Raul Mordenti

Penso che il problema cruciale di questo congresso sia contenuto in un passaggio conclusivo dell’importante relazione di Bertinotti: «Ce la facciamo con questo partito ad assolvere ai compiti che oggi si aprono di fronte a noi?». La risposta sincera che dobbiamo darci è: no. Ma poiché quei compiti non sono nostre invenzioni bensì sono posti dalla storia, allora la coscienza della nostra inadeguatezza deve condurci ad adeguare lo strumento-partito. In questo senso ho osato, con qualche tremore, paragonare questo congresso a quello di Lione del ‘26. Anche l’attuale è un congresso di svolta, proprio perché di linea politica. Citerò solo un elemento di questo sforzo: la scuola. Spero che l’emendamento presentato dalla federazione di Roma venga approvato all’unanimità, perché indica che questa non è questione “fra le altre”, da delegare come fatto fino ad ora ai soli Govani comunisti, ma punto strategico dell’attacco liberista, dove concentrare resistenza e controffensiva, anche qui con comitati di scopo. A proposito degli straordinari e pazientissimi Giovani comunisti: se vogliamo davvero valorizzarli, dobbiamo prendere di petto una realtà incredibile di chiusura del partito, quello che vede all’80% il turn-over tra i giovani iscritti.