| Anubi D'Avossa Lussurgiu
Alternativa di società e piattaforma sociale
mi paiono due formulazioni che ne sviluppano altrettante messe allordine
del giorno dal precedente congresso: la ricostruzione del soggetto della
trasformazione come compito della rifondazione e lo sviluppo dei movimenti
come bussola della sua politica. Tirando il bilancio dellesperienza del
governo Prodi, con la rottura, la ricollocazione allopposizione e la scissione
subìta, abbiamo chiarito quegli obiettivi e la pratica politica
conseguente. Ora cerchiamo di fare un passo in avanti. Ne abbiamo un tremendo
bisogno, lopposizione non è salvifica. Crescono le conferme (anche
europee, vedi il caso Lafontaine) delle nostre ragioni e anche nuove
resistenze sociali. Tutte però illustrano lincedere del modello
americano, che è il tema negativo della nostra discussione; e che
è la veste più congrua dun capitalismo giunto a moltiplicare
le differenze rendendole in-differenti, anche nei conflitti, resistuendo
della società unimmagine levigata. Ma occorre replicare a due
valutazioni simmetriche che vengono fatte nella sinistra critica e diffusa
sulle nostre scelte: da una parte limputazione duna tendenza alla chiusura
su noi stessi, dallaltra quella di investire su una ripresa di conflitto
sociale che stenta. In verità noi tentiamo ora unautoriforma che
non avrebbe senso se non sorretta dalla tensione a diffondere movimenti.
Il punto è: vale o no come precondizione dun confronto sullalternativa
al neoliberismo laver osato linosabile con la rottura di ottobre, demistificando
il paradigma della subalternità della politica? Il modo più
efficace per rivendicarlo è appunto lofferta duna piattaforma
sociale generale per le lotte; e limpegno a costruire uno spazio politico
e di ricerca, plurale e libero, con i soggetti, le forze e le intelligenze
dellinsubordinazione e dellalternativa. |