Donatella Linguiti

Il processo che sta travolgendo la scuola pubblica italiana va letto al di là e al di sopra del finanziamento alle scuole private. La “normalizzazione” del sistema scuola, la sua conquista alla logica del mercato e dell’impresa è un processo degenerativo già in stato avanzato, a cui si aggiungono man mano, ed in maniera strisciante, tasselli significativi, l’ultimo dei quali in ordine temporale è il contratto di lavoro appena firmato. Tale processo di normalizzazione agisce attraverso la proposizione ai soggetti della scuola di un preciso modello di organizzazione del lavoro e di un preciso modello organizzativo di contenuti- nozioni. Nell’organizzazione del lavoro si introduce la gerarchizzazione sia in termini economici che di ruolo, le relazioni tra i soggetti sono regolate dalla logica del patto e della concertazione e, per completare il quadro, al vertice della piramide, al posto della figura del preside, uno tra pari, il dirigente scolastico, il manager, cioè il piccolo padrone che comanda a casa sua ma è servitore di interessi di parte, è portatore d’acqua alla logica del mercato e del profitto. La battaglia nella scuola e per la scuola è una battaglia contro il modello di democrazia autoritaria che vogliono imporci, è una battaglia di civiltà che come tale deve essere assunta da tutto il partito. 
Per quelli di noi che vivono la scuola come luogo della quotidianità, dobbiamo imparare ad essere visibili e riconoscibili per il progetto di cui ci facciamo portatori, dobbiamo imparare ad essere capaci di trasformare il disagio che attraversa quel luogo in conflitto organizzato, in costruzione di coscienza di classe. Lì, nella scuola, come in ogni altro luogo della nostra quotidianità.