Domenico Jervolino

Il nostro partito è chiamato oggi a caratterizzarsi anche come soggetto di ricerca culturale per rilanciare a tutti i livelli una capacità di critica sociale per costruire una alternativa di società che non coincide immediatamente con l’alternativa di sistema, ma ne può rappresentare una tappa, in definitiva per riproporre il problema di una moderna teoria e pratica della transizione al socialismo. Questa ricerca parte dalla diagnosi della malattia che colpisce oggi la democrazia e non solo nel nostro paese. La democrazia è inquinata dal virus della logica del capitalismo globalizzato. Ma la democrazia, intesa come processo, come democratizzazione della vita quotidiana, è anche la strada obbligata per riprendere un punto di vista che prefiguri un diverso ordine sociale. Ricordiamo Rosa Luxembourg – il cui anniversario propongo di ricordare con una iniziativa del nostro partito: «Non c’è democrazia senza socialismo, non c’è socialismo senza democrazia». Si tratta di riprendere la progettualità della rifondazione, misurandoci anche con quei problemi per i quali ci mancano le parole, come ha fatto Bertinotti alla fine della sua relazione, ma senza rassegnarci a tacere, senza a rinunciare ad evocare quella comunità di uomini e donne che costituisce il fondamento concreto dell’“utopia concreta” del comunismo.