Franco Grisolia

Credo che la discussione che abbiamo sviluppato abbia rappresentato molto più di un dibattito di “linea” sull’oggi. Ma anche su questo terreno ha evidenziato una netta divergenza politica. La maggioranza ha riproposto la prospettiva - per usare le parole del compagno Bertinotti - di «riaprire un discorso tra Rifondazione comunista e il centrosinistra, una volta superato l’ostacolo che ci aveva divisi». Del resto la rottura è incompleta, come dimostra la nostra presenza nelle giunte di centrosinistra nelle grandi città, che applicano sul piano locale la politica di incentivi ai padroni, privatizzazioni e patto sociale che porta avanti sul piano nazionale il governo D’Alema. Al contrario la minoranza ha proposto l’opposizione oggi e domani, a livello centrale e in periferia, a partire da un’analisi non politicista ma materialistica del centrosinistra e dei suoi riferimenti di classe. Le differenti proposte di linea nascono quindi da una divergenza strategica. Mentre la maggioranza afferma «le collocazioni di opposizione e di governo... non sono mai separate, per una moderna forza comunista, da una linea politico-temporale invalicabile e definitiva», noi riteniamo valide le parole di Rosa Luxemburg in una lontana polemica contro analoghe concezioni riformiste: «Il ruolo spettante alla socialdemocrazia (oggi diremmo al comunismo) è per sua essenza quello di un partito di opposizione, come partito di governo può farsi avanti solamente sulle rovine dello Stato borghese». Solo da una collocazione strategica di opposizione è infatti possibile prospettare un reale progetto comunista di trasformazione sociale. Su questo terreno si è posta la scelta tra gli assi generali dei due documenti; il primo si basa sulla prospettiva di un “compromesso sociale riformatore” cioè sull’illusione (come è dimostrato dal totale fallimento del nostro tentativo di piegare “in senso riformatore” la politica del governo Prodi), anche di fronte alla crisi internazionale del capitalismo, di poter trovare un’ipotesi “neokeynesiana” di compromesso con settori della classe dominante e della sua rappresentanza politica. Il secondo prospetta, a partire dall’azione odierna, la lotta per l’alternativa di sistema. Per un partito comunista la strada del realismo è quella difficile della opposizione radicale. Solo in questo quadro è possibile e necessario sviluppare la flessibilità tattica su terreni come quello della desistenza tecnica elettorale. Su queste scelte abbiamo discusso e deciso. Naturalmente la linea di maggioranza è quella che sarà applicata e riconosciuta da tutti, ma la minoranza, che ha dimostrato nei fatti di avere un significativo peso nel partito, ha il diritto e il dovere di continuare la sua battaglia per cercare di trasformarsi in maggioranza, perché esprime non un dissenso ma una linea strategica alternativa.