Anna Ceprano

Questo congresso ci pone di fronte ad una scelta che non possiamo più ignorare e rinviare: definire, ad otto ani dalla nascita del Prc, la linea e di conseguenza la strategia che questo partito intende perseguire da oggi in poi. 
A partire dalla mia esperienza di comunista e di senza lavoro, che lotta quotidianamente coi disoccupati, coi precari, con gli operai, ho il dovere di ricordare al partito quello che ogni giorno i compagni e le compagne ricordano a me e ai compagni che militano in Rifondazione e che come me sono impegnati nei movimenti di lotta partenopei e cioè: non ne possono più di vessazioni e di prevaricazioni, non vogliono più sentirsi degli esclusi. 
I movimenti di massa non si muovono per proclami, senza ascoltare le masse o intervenendo con convegni di studio sull’inchiesta: il nostro compito come opposizione comunista è quello di lavorare a ricostruire nel movimento operaio la coscienza delle proprie possibilità di resistenza e di controffensiva verso le politiche capitaliste dello sfruttamento, dell’annullamento della dignità umana. E’ grave che un partito come il nostro abbia avallato le politiche antipopolari del governo Prodi, un governo della borghesia e del grande capitale, che in niente si differenziava dai governi che l’avevano preceduto. I disoccupati e i precari di Napoli e del paese tutto sono la dimostrazione che i provvedimenti varati non hanno creato un solo posto di lavoro ma sono stati lo strumento indispensabile al padronato per flessibilizzare e imbarbarire il lavoro già esistente, per creare forza lavoro ricattabile, per seminare disorientamento e divisione tra i proletari, incentivando una vergognosa guerra tra poveri. 
Non possiamo dunque più permetterci acrobazie, indugi, ambiguità. Dobbiamo fare una battaglia vera per un lavoro vero e duraturo e per un salario garantito a tutti i disoccupati. Dobbiamo opporci ad ogni forma di precarietà; dobbiamo chiedere l’abolizione del pacchetto Treu, di patti territoriali e dei contratti d’area. Dobbiamo chiedere con forza la riduzione drastica dell’orario di lavoro con forti aumenti salariali, senza flessibilità; dobbiamo pretendere servizi sociali gratuiti e di qualità per tutti.