Sergio Bellucci

Un 4° Congresso, il nostro, che si svolge nel pieno di una fase di transizione che non riguarda solo il nostro paese ma sembra avvolgere l’intero pianeta. Dall’estremo Oriente all’Europa, dal Sud-America alla Russia, trasformazioni profonde scompongono e spezzettano non solo il corpo sociale e le relazioni ad esso connesse, ma arrivano all’individuo attraverso quello “schiacciasassi sociale” che frantuma e leviga, spianando la strada all’ideologia integralista del mercato. La coppia frantumazione-integrazione è figlia di quell’intreccio specifico costituito dal mondo della produzione di merci e da quello della produzione dell’immaginario, e si propone come modello unico di società per l’intero pianeta inducendo consumi omologati, ridefinendo relazioni sociali, tra uomo e donna, tra genere umano e ambiente, tra aree geografiche e interi popoli. Devastazioni di culture, idiomi, relazioni umane, economie, partiti sono le peculiarità di un modo di produzione che, innovando se stesso, pone il problema della salvaguardia stessa della democrazia. Qui è una delle differenze tra la sinistra moderata e noi: l’idea che è possibile agire solo sugli effetti della globalizzazione e non sulle cause. Si pensi alla Telecom e al governo che pensa che la lotta tra gli azionisti riguardi solo gli azionisti: affermino solennemente che occorre inserire nella scalata una clausola che impedisca la perdita anche di un solo posto di lavoro. In altre parole, Rifondare, per noi, come diceva il ’68 francese, deve voler dire che siamo capaci di “vendere non il pane, ma il lievito” della liberazione umana.