Archivio del Prc » Leggi anche http://web.rifondazione.it/archiviostorico Fri, 12 Jul 2013 09:47:22 +0000 en hourly 1 http://wordpress.org/?v=3.3.1 Marina Rossanda – Il Manifesto – 2 aprile 2009 http://web.rifondazione.it/archiviostorico/?p=260 http://web.rifondazione.it/archiviostorico/?p=260#comments Thu, 28 Feb 2013 12:52:14 +0000 admin http://web.rifondazione.it/archiviostorico/?p=260 La levità di “Mimma”

Scritto da Tommaso Di Francesco
Venerdì 03 Aprile 2009 09:16

il Manifesto, 2 aprile 2009, ultima pagina (a pagina intera)

Marina rossanda o la vita piena

Due originali iniziative per ricordare Marina «Mimma» Rossanda: l’istituzione di un «Fondo» con interventi, leggi, carte, materiale iconografico. E un libro di voci sulla Palestina, testimonianze, racconti di vita e di lavoro.
Due originali iniziative per ricordare Marina Rossanda, che ci ha lasciato nel dicembre del 2006. L’istituzione di un «Fondo» intitolato a suo nome di scritti, interventi, leggi, iniziative, con introduzioni e memorie a cura di Eleonora Lattanzi e Linda Santilli pubblicato tra i materiali dell’Archivio femminista Rosa Luxemburg (Rifondazione comunista) e dell’Associazione Parola di donna, che è stato presentato a Roma a Palazzo Mattei la scorsa settimana, anche con una introduzione del «fondo immagini» che ha suscitato nell’affollata assemblea degli intervenuti una forte emozione. E, in contemporanea, un libro di testimonianze, racconti di vita e di lavoro Marina (Mimma) Rossanda, a cura di Elisabetta Lasagna. Due iniziative (per inf. gruppoarchivio@gmail.com) che hanno il merito di attualizzare l’impegno e il percorso di vita di «Mimma», le sue esperienze indimenticabili e «piene», tantopiù in questa stagione di vuoto a sinistra.
Un tragitto il suo tutt’altro che facile. Subito, sin dall’infanzia quando – ricorda Rossana Rossanda – una malattia trasformò la sua complessione di «bellissima bambina grassottella in un’esile ragazzina» dal corpo anzitempo indebolito. Poi con la decisione di diventare medico, specializzato in anestesia, con un lungo studio sulle tecniche di rianimazione nei pazienti in coma per lesioni cerebrali che la porteranno, negli anni Settanta, a contribuire all’apertura del Servizio di Neurochirurgia all’ospedale Niguarda di Milano – i reparti di neurorianimazione e di neuroradiologia saranno i primi d’Italia, da allora centri di eccellenza per la cura dei traumi cranici. E sempre attiva politicamente a indagare i limiti specifici della medicina e della figura del medico, ad approfondire il tema della prevenzione, della salute e del benessere, delle strutture sanitarie da trasformare con i nuovi soggetti protagonisti della lotta per la salute. Interna a quel crogiolo creativo che fu Medicina Democratica, sull’ambiente di vita e di lavoro entrambi ridotti a merce, sulla nascita e l’aborto, sulla genetica e bioetica, sulla vecchiaia possibile, sui limiti ma anche sul valore dei trapianti. «Mimma» che corre in Sicilia e lì si scontra con apparati sanitari reali quanto malavitosi, inguaiandosi con una denuncia per «mendicità abusiva» perché raccoglieva fondi per il Vietnam, e che va a Stoccolma a verificare il welfare più prossimo da confrontare con l’arretratezza italiana. Severa, come quando obbligò un agente di polizia che aveva sparato ad un ragazzo grazie alla Legge Reale, a restare davanti la porta della stanza del ragazzo colpito, di notte e di giorno, perché capisse il danno irreparabile che aveva provocato.
E che per questa sua modalità di «rossa ed esperta» finirà nelle istituzioni – prima come rappresentante del Pci in Senato per due legislature e poi nel Consiglio regionale del Lazio per Rifondazione comunista – dove s’impegna sulla sanità in un’ottica di «servizio» che tiene sempre accanto la verifica più importante e decisiva: quelladentro la realtà, tra le persone, gli umili, gli sconfitti. Da questo punto di vista, l’esperienza probabilmente più importante della vita di Marina «Mimma» Rossanda fu quella palestinese. Una realtà che frequentò nel profondo, non solo incontrando leader nell’esilio come Yasser Arafat, ma i Territori occupati, i campi profughi spesso nei momenti più drammatici. Come nell’estate del 1982 a Beirut occupata dall’esercito israeliano guidato dal generale Sharon, dov’era corsa a portare aiuto sanitario e dove per giorni e giorni opererà nell’unica sala operatoria di un ospedale di fortuna. Lì scrive un prezioso diario che si conclude sotto l’incubo di un orrore che sta per accadere. E accade, quando Marina ormai non è più a Beirut: la strage di Sabra e Chatila. «Strage che – ricorda Rossana Rossanda – la colpì come forse nulla di quel che aveva visto succedere durante la guerra mondiale». Così come non smetteva di disperarsi perché l’esercito israeliano distruggeva tutti i piccoli, preziosi presidi sanitari che costruiva con altri. Nella Palestina occupata, insieme a Marisa Musu, Marina fa un incontro fondamentale: nell’ospedale di Hebron conosce Ghazala (Gazzella) una ragazza di 14 anni in coma perché ferita alla testa da proiettili sparati da coloni ebrei mentre usciva di scuola. «Mimma», in missione per estendere la rete sanitaria di soccorso ai palestinesi che già coinvolgeva Mustafa Barghouti, ne trae spunto per lanciare l’organizzazione «Gazzella», impegnata da quel momento attraverso la pratica dell’adozione a distanza, a curare centinaia di bambine e bambini palestinesi feriti.
Era innamorata della Palestina, della sua cultura, delle profondità di Edward Said. Non si nascondeva le difficoltà, soprattutto vedeva la centralità del ruolo della donna in quella realtà bloccata e infernale dove già si presentavano gli integralismi religiosi e sopravvivevano le strutture patriarcali anche all’interno dei processi di liberazione. Nel saggio che istituisce il «Fondo», Isabella Peretti ricorda lo sguardo illuminante e d’insieme di Marina Rossanda che nel suo Palestina amata e amara, essere donne in Israele, in Cisgiordania in Libano, denuncia le diverse condizioni delle donne in Medio Oriente ma tutte accomunate dalle conseguenze «dello sradicamento, dell’esodo, degli sforzi di ricostruzione delle comunità sotto la pressione continua della guerra, della repressione e della emigrazione forzata». Comunque per la sorte cara dei palestinesi Mimma anticipava nel 1989: «Purtroppo il processo non è concluso e il lieto fine non è assicurato». Vent’anni dopo, i massacri di due mesi fa a Gaza ci danno la conferma più dolorosa.
Così non è un caso che proprio da un intellettuale palestinese molto legato al suo lavoro sanitario nei Territori occupati come Wasim Dahmash, arrivi la più convincente descrizione di «Mimma»: «Il coraggio che la spingeva a non retrocedere davanti alle situazioni estreme e ad andare dentro il massacro, era fatto non solo di determinazione ma anche di delicatezza. Quella delicatezza che faceva sì che non si dimenticasse, nel racconto dell’Intifada del 1987-1988, di avere fotografato un uccello che vive soltanto in quella parte del mondo, o di portare da Gerico pianticelle di olivo da regalare all’amico palestinese…». Lei, animale umano, che scrive circondata dai suoi due gatti, Medea e Anacleto. Dolcissima quando scrive ad Adriano Mantovani, il compagno della sua vita, una breve poesia d’auguri di compleanno, rappresentazione di un sogno premonitore che individua il necessario, materiale termine di vita:
«Ampia torre quadrata,/ scala di pietra chiara./ A piedi nudi in abiti leggeri/ con te la scendo.
Addio alla nostra casa./ Dagli archi aperti scende sui gradini/ neve sottile./ Protesto, è freddo./
Tu sorridi. E tra poco?/ So quale freddo attende./ Ma nelle mani unite/ sta una calda certezza./
Si aprono gli archi, la torre rovina/ e noi scendiamo lievi./ ».

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La memoria di Rifondazione – La Repubblica http://web.rifondazione.it/archiviostorico/?p=255 http://web.rifondazione.it/archiviostorico/?p=255#comments Thu, 28 Feb 2013 12:37:58 +0000 admin http://web.rifondazione.it/archiviostorico/?p=255 Leggi l’articolo pubblicato su Repubblica

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Primo fondo: i manifesti – Liberazione http://web.rifondazione.it/archiviostorico/?p=249 http://web.rifondazione.it/archiviostorico/?p=249#comments Thu, 28 Feb 2013 12:32:44 +0000 admin http://web.rifondazione.it/archiviostorico/?p=249 Linda Santilli*

«Scrivere la storia di un partito significa scrivere la storia generale di un paese da un punto di vista monografico», così affermava Gramsci sui Quaderni dal carcere. E il partito da lui fondato dovette assumere alla lettera questa idea se ebbe così tanta cura nel conservare come bene prezioso i documenti che andò producendo nel corso dei suoi 70 anni di vita,  sfidando le intemperie della repressione del fascismo prima, attraversando i tornanti della prima repubblica poi, per creare l’archivio. Una ricchezza politica e culturale di cui, dal primo dirigente comunista fino all’ultimo dei militanti, a quel tempo si sentirono artefici orgogliosi, e oggi testimoni privilegiati, tutti, sapendo che esso rappresenta un patrimonio storico per chiunque voglia indagare non solo sulla storia del Pci ma sul passato recente del nostro Paese. Da questo grande insegnamento vogliamo provare a partire per costruire l’archivio del Prc, nel nostro tempo così pesantemente segnato dai tratti della deresponsabilizzazione politica nel contesto sociale e dentro la storia, per cui parole, gesti, atti, fatti, tutto ed il suo contrario sono possibili perché neutralizzati in un secondo, ingoiati nel magma indistinto della smemoratezza. Nulla resta a testimonianza di quello che siamo e siamo stati, questo è il rischio, liberatorio certamente per alcuni, inquietante e drammatico per noi, che vediamo bene anche quanto la dispersione di ciò che si va producendo sia favorita, oggi più che mai, dall’avvento dei supporti virtuali e dalla rivoluzione tecnologica che ha mutato le coordinate spazio temporali, le modalità di comunicare, i linguaggi. Costruire l’archivio del partito è un progetto ambizioso. Facciamo l’archivio non soltanto per non disperdere la memoria, dunque per le generazioni future, ma anche per noi, per il presente, per avere uno strumento utile di consultazione immediata per il lavoro politico corrente. Si tratta di raccogliere, riordinare e rendere accessibile il nostro patrimonio documentario dal 1991 ad oggi: documenti congressuali, verbali di segreteria, ordini del giorno, corrispondenza, appelli, proposte di legge, attività istituzionali, comunicati stampa, atti amministrativi, relazioni, manoscritti (diari, appunti, riflessioni), manifesti, volantini, e siti web. Un materiale disomogeneo, lacunoso, che si presenta in formati differenti tra loro, da trattare secondo criteri che vanno messi a punto con massima accuratezza e precisione. Per ordinarli e descriverli utilizzeremo il software Gea (Gestione elettronica archivi),  sviluppato per conto del progetto Archivi del Novecento – la memoria in rete – che nasce all’interno del Consorzio Baicr, fondato nel 1991 da cinque istituti culturale (l’Istituto della Enciclopedia Italiana, Istituto “Luigi Sturzo”, la Fondazione “Lelio e Lisli Basso”- Isocco, la Società Geografica Italiana, la Fondazione Istituto “Gramsci”). L’uso di tale strumento informatico ci consentirà di diversificare le possibilità di accesso alle informazioni. Infatti accanto alla consultazione dell’albero gerarchico – consultazione naturale dell’inventario – saranno possibili numerose ricerche effettuabili sia a testo libero (per campi o sull’intero corpo della scheda) sia con l’ausilio di dizionari di campo destinati ad ospitare i nomi di persone, enti, luoghi a qualsiasi titolo citati nella descrizione del documento. Come stiamo procedendo. Con un censimento sui territori per avere una prima mappatura provvisoria sulla quantità e la tipologia della documentazione conservata nelle sedi del partito e nelle abitazioni dei militanti e delle militanti, in modo da essere in grado nei prossimi mesi di pubblicare una guida sommaria di quanto esiste, per poi passare alla fase del versamento e del riordino.  Questa tappa è fondamentale perché ci consente di mappare i documenti delle federazioni, dei circoli, la memoria dei militanti, la parte viva della nostra storia. Ai territori in questa prima fase è richiesto solo il versamento dei manifesti di carta, materiale che già stiamo ricevendo, e che costituirà il fondo che verrà riordinato per primo e aperto alla consultazione entro i primi mesi del 2010 con una apposita mostra di presentazione a Roma.  Parallelamente al censimento e alla raccolta dei manifesti stiamo ricevendo la documentazione prodotta a livello centrale. Già sono avvenuti primi versamenti consistenti da parte dell’area organizzazione (entro cui nasce questo progetto) e dell’area comunicazione che ha depositato i siti web, su cui è stato posto il vincolo dello Stato secondo le normative di legge vigenti, cosa che verrà chiesta per tutti i  materiali che raccoglieremo. Un lavoro di lungo tempo per cui non basta l’entusiasmo iniziale.  Ci vogliono competenze, e il nostro progetto si avvarrà della collaborazione di Cristiana Pipitone ed Elenora Lattanzi, archiviste dell’istituto Fondazione “Gramsci”. Ci vogliono risorse, continuità, spazi, ma ci vuole soprattutto l’impegno di tutti coloro che sono stati protagonisti di questa storia lunga quasi 20 anni. Abbiamo bisogno dello scavo nei ricordi per ricostruire fili, nessi, tentare di colmare  vuoti, recuperare l’elemento mancante. Rileggendo tra gli appunti, scendendo in cantina a rovistare negli scatoloni, attingendo da relazioni dimenticate, solo così si  va a ricomporre il puzzle articolato della nostra storia perché assuma un profilo e venga restituita pubblicamente. Senza la generosità di ogni singola e singolo nostro militante l’archivio non potremo farlo.

*responsabile progetto Archivio
archivio.prc@rifondazione.it

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Un progetto per il futuro http://web.rifondazione.it/archiviostorico/?p=247 http://web.rifondazione.it/archiviostorico/?p=247#comments Thu, 28 Feb 2013 12:24:36 +0000 admin http://web.rifondazione.it/archiviostorico/?p=247 Linda Santilli
“Scrivere la storia di un partito significa scrivere la storia generale di un paese da un punto di vista monografico”, così affermava Gramsci sui Quaderni dal carcere. E il partito da lui fondato dovette assumere alla lettera questa idea se ebbe così tanta cura nel conservare come bene prezioso i documenti che andò producendo nel corso dei suoi 70 anni di vita,  sfidando le intemperie  della repressione del fascismo prima, attraversando i tornanti della prima repubblica poi, per creare l’archivio.  Una ricchezza politica e culturale di cui, dal primo dirigente comunista fino all’ultimo dei militanti, a quel tempo si sentirono artefici orgogliosi, e oggi testimoni privilegiati, tutti, sapendo che esso rappresenta un patrimonio storico per chiunque voglia indagare non solo sulla storia del Pci ma sul passato recente del nostro Paese.
Da questo grande insegnamento vogliamo provare a partire per costruire l’archivio del Prc, nel nostro tempo così pesantemente segnato dai tratti della deresponsabilizzazione politica nel contesto sociale e dentro la storia, per cui  parole, gesti, atti, fatti, tutto ed il suo contrario sono possibili perché neutralizzati in un secondo, ingoiati nel magma indistinto della smemoratezza. Nulla resta a testimonianza di quello che siamo e siamo stati, questo è il rischio, liberatorio certamente per alcuni, inquietante e drammatico per noi, che vediamo bene anche quanto la dispersione di ciò che si va producendo sia favorita, oggi più che mai,  dall’avvento dei supporti virtuali e dalla rivoluzione tecnologica che ha mutato le coordinate spazio temporali, le modalità di comunicare, i linguaggi.
Costruire l’archivio del partito è un progetto ambizioso.
Facciamo l’archivio non soltanto per non disperdere la memoria, dunque per le generazioni future, ma anche per noi, per il presente, per avere uno strumento utile di consultazione immediata per il lavoro politico corrente.
Si tratta di raccogliere, riordinare e rendere accessibile il nostro patrimonio documentario dal 1991 ad oggi: documenti congressuali, verbali di segreteria, ordini del giorno, corrispondenza, appelli, proposte di legge, attività istituzionali, comunicati stampa, atti amministrativi, relazioni, manoscritti (diari, appunti, riflessioni), manifesti, volantini, e siti web.
Un materiale disomogeneo, lacunoso, che si presenta in formati differenti tra loro, da trattare secondo criteri che vanno messi a punto con massima accuratezza e precisione.   Per ordinarli e descriverli utilizzeremo il software Gea (Gestione elettronica archivi),  sviluppato per conto del progetto Archivi del Novecento – la memoria in rete – che nasce all’interno del Consorzio Baicr, fondato nel 1991 da cinque istituti culturale (l’Istituto della Enciclopedia Italiana, l’Istituto Luigi Sturzo, la Fondazione Lelio e Lisli Basso-Isocco, la Società Geografica Italiana, la Fondazione Istituto Gramsci).
L’uso di tale strumento informatico ci consentirà di diversificare le possibilità di accesso alle informazioni. Infatti accanto alla consultazione dell’albero gerarchico – consultazione naturale dell’inventario – saranno possibili numerose ricerche effettuabili sia a testo libero (per campi o sull’intero corpo della scheda) sia con l’ausilio di dizionari di campo destinati ad ospitare i nomi di persone, enti, luoghi a qualsiasi titolo citati nella descrizione del documento.
Come stiamo procedendo.
Con un censimento sui territori per avere una prima mappatura provvisoria sulla quantità e la tipologia della documentazione conservata nelle sedi del partito e nelle abitazioni dei militanti e delle militanti, in modo da essere in grado nei prossimi mesi di pubblicare una guida sommaria di quanto esiste, per poi passare alla fase del versamento e del riordino.
Questa tappa è fondamentale perché ci consente di  mappare i documenti delle federazioni, dei circoli, la memoria dei militanti, la parte viva della nostra storia.
Ai territori in questa prima fase è richiesto solo il versamento dei manifesti di carta, materiale che già stiamo ricevendo, e che costituirà il fondo che verrà riordinato per primo e aperto alla consultazione entro la fine del 2011 con una apposita mostra di presentazione a Roma.
Parallelamente al censimento e alla raccolta dei manifesti stiamo ricevendo la documentazione prodotta a livello centrale. Già sono avvenuti primi versamenti consistenti da parte dell’area organizzazione (entro cui nasce questo progetto) e dell’area comunicazione che ha depositato i siti web, su cui è stato posto il vincolo dello Stato secondo le normative di legge vigenti, cosa che verrà chiesta per tutti i  materiali che raccoglieremo.
Un lavoro di lungo tempo per cui non basta l’entusiasmo iniziale.  Ci vogliono competenze, e il nostro progetto si avvarrà della collaborazione delle archiviste  Pipitone e Lattanzi dell’istituto Fondazione Gramsci. Ci vogliono risorse, continuità, spazi, ma ci vuole soprattutto l’impegno di tutti coloro che sono stati protagonisti di questa storia lunga quasi 20 anni.
Abbiamo bisogno dello scavo nei ricordi per ricostruire fili, nessi, tentare di colmare  vuoti, recuperare l’elemento mancante. Rileggendo tra gli appunti, scendendo in cantina a rovistare negli scatoloni, attingendo da relazioni dimenticate, solo così si  va a ricomporre il puzzle articolato della nostra storia perché assuma un profilo e venga restituita pubblicamente.  Senza la generosità di ogni singola e singolo nostro militante l’archivio non potremo farlo.

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Cronologia del Prc http://web.rifondazione.it/archiviostorico/?p=245 http://web.rifondazione.it/archiviostorico/?p=245#comments Thu, 28 Feb 2013 12:22:25 +0000 admin http://web.rifondazione.it/archiviostorico/?p=245 3 Febbraio 1991
Rimini – Nasce il movimento per la Rifondazione comunista.
Una novantina di delegati al XX congresso, che decreta lo scioglimento del Pci (con 807 voti favorevoli, 75 contrari e 49 astenuti) e la contestuale nascita del Pds, non aderisce alla nuova formazione e dà vita al Movimento per la Rifondazione comunista. Ne fanno parte: Armando Cossutta, Sergio Garavini (coordinatore nazionale), Lucio Libertini, Rino Serri, Ersilia Salvato, Nichi Vendola, Franco Giordano.

14 maggio 1991
Roma – Lucio Magri lascia il gruppo parlamentare del Pds alla Camera. Lo stesso fa Luciana Castellina all’europarlamento di Strasburgo. Con loro il gruppo ex Pdup lascia la Quercia per aderire a Rifondazione.

9 giugno 1991
Riccione – L’VIII congresso di Democrazia Proletaria delibera lo scioglimento del partito e la confluenza nel Movimento per la Rifondazione Comunista, ove quindi approdano, tra gli altri, Giovanni Russo Spena, Paolo Ferrero, Marida Bolognesi, Luigi Vinci, Livio Maitan, Marco Ferrando, Domenico Jervolino, Luigi Malabarba, Salvatore Cannavò.

12-14 dicembre 1991
Roma – I 1.300 delegati al I congresso sanciscono la nascita del Partito della Rifondazione comunista (Prc). Viene istituito un Comitato politico nazionale, erede del Comitato centrale del Pci. Questi elegge segretario Sergio Garavini. Viene inoltre istituita la carica di presidente, appannaggio di Armando Cossutta. Il congresso stabilisce infine che nel Prc sono tollerate le correnti organizzate, mai accettate dal Pci.

5 aprile 1992
Alle elezioni politiche, prima prova delle urne dopo la scissione, il Prc prende il 5,6% alla camera e il 6,5% al senato.

Primavera 1993
Si approfondisce la divergenza tra Garavini e Cossutta. In maggio la direzione nazionale boccia la proposta di unità di azione con il Pds avanzata dal segretario Sergio Garavini, che di conseguenza rassegna le proprie dimissioni, mentre il partito viene affidato a un direttorio che lo deve guidare al II congresso.

10 maggio 1993
Fausto Bertinotti lascia polemicamente il Pds insieme ad altri 30 dirigenti sindacali della Cgil. Lo stesso fa Pietro Ingrao, che dopo la battaglia contro lo scioglimento del Pci aveva preferito rimanere “nel gorgo” del Pds.

17 settembre 1993
Bertinotti si iscrive al Prc. Cossutta e Magri lo vogliono subito alla segreteria.

23 gennaio 1994
Dopo il II congresso del Prc, Bertinotti viene eletto segretario dal Comitato politico con 160 voti a favore su 193. Cossutta è confermato presidente.

Primavera 1994
Alle elezioni politiche il Prc si presenta insieme all’alleanza dei progressisti che esce sconfitta dalla sfida con la destra berlusconiana appena scesa in campo. Il Prc ottiene il 6%

12 giugno 1994
Alle elezioni europee il Prc ottiene 6 europaramentari grazie al 6,0%

22 dicembre 1994
Berlusconi è costretto a dimettersi a causa del venir meno della fiducia della Lega. Il Prc ha presentato una propria mozione di sfiducia al governo autonoma da quella firmata da carroccio, popolari e pidiessini.

25 gennaio 1995
14 deputati del Prc, tra cui Garavini e il capogruppo Famiano Crucianelli, votano la fiducia al governo Dini permettendo la sua nascita in aperto dissenso con l’indicazione contraria del partito sostenuta da Bertinotti e Cossutta. Crucianelli si dimette e viene sostituito da Oliviero Diliberto. Il Prc decide di non prendere formalmente provvedimenti, ma scoppiano forti tensioni e accese polemiche.

Marzo 1995
I dissidenti sostengono anche la manovra economica bis del governo Dini, recante anche la riforma del sistema previdenziale.

Giugno 1995
14 deputati, 3 senatori, 2 europarlamentari lasciano il Prc per dare vita al Movimento dei comunisti unitari che tre anni dopo confluirà nella costituente dei Ds. Tra gli esuli una parte considerevole dell’ex Pdup (Magri, Castellina, Crucianelli) e Garavini.
Intanto alle regionali i consensi del Prc sono cresciuti fino all’8% grazie anche alla battaglia contro la riforma previdenziale. Le forze di centrosinistra si rendono disponibili per un accordo.

25 ottobre 1995
Il centrodestra cerca di far cadere con una mozione di sfiducia il governo Dini, che si salva grazie alle astensioni del Prc che in cambio strappa a Dini l’impegno a dimettersi in dicembre per andare a nuove elezioni.

6 dicembre 1996
Romano Prodi presenta il documento di programma della coalizione dell’Ulivo, che Prc e Verdi però respingono.

Febbraio 1996
Il Cpn del Prc approva la proposta di “patto di desistenza” con l’Ulivo avanzata da Bertinotti e Cossutta con il voto contrario delle minoranze trotzkyste.

21 aprile 1996
Alle elezioni, da cu esce vincitore Prodi, il Prc raggiunge il suo massimo storico, l’8,6% alla Camera e il 7,5 al Senato. Il partito decide l’appoggio esterno al governo.

Dicembre 1996
Al III congresso la mozione di Bertinotti e Cossutta favorevole a “influenzare l’esperienza del governo Prodi” ottiene l’85,48% dei consensi.

9 ottobre 1997
Il capogruppo Diliberto presenta una mozione, firmata anche da Bertinotti e Cossutta, che boccia la finanziaria del governo Prodi. Il presidente del consiglio non aspetta il voto e presenta le sue dimissioni. Grazie a una mediazione, in cui rientra l’impegno del governo a varare una legge sulla riduzione a 35 ore dell’orario di lavoro entro il 2001, la crisi rientra. Tuttavia Bertinotti non è soddisfatto quanto Cossutta della ricomposizione, e cominciano ad acuirsi il dibattito e il divario interni che dureranno per tutta la prima metà del 1998.

16 settembre 1998
Prodi presenta la manovra finanziaria. Bertinotti è risolutamente critico e lancia la parola d’ordine “svolta o rottura”, Cossutta è invece propenso a trattare.

3-4 ottobre 1998
Al Comitato politico la mozione bertinottiana a favore della rottura col governo ottiene 188 voti favorevoli, quella di Cossutta per la trattativa 112, quella della minoranza trotzkysta, anch’essa contro il governo, 24. Il giorno successivo Cossutta si dimette da presidente del Prc.

9 ottobre 1998
Il gruppo del Prc si spacca nella votazione sulla fiducia a Prodi, che viene approvata per un voto di scarto. Due giorni dopo Cossutta, Diliberto e gli altri sostenitori dell’accordo lasciano il Prc per fondare il Partito dei comunisti italiani, che appoggia e entra a far parte dei successivi governi guidati da Massimo D’Alema e Giuliano Amato.

Marzo 1999
Si svolge a Rimini il IV congresso del Prc. Alla mozione del segretario, sostenuta anche da ex cossuttiani e dai trotzkysti dell’area di Livio Maitan, che ottiene l’84% dei consensi, si contrappone solo la componente trotzkysta di Ferrando e Grisolia. Il termine Rifondazione viene inserito nel simbolo.

Giugno 1999
Bertinotti sostiene l’esigenza di “rompere la gabbia del centrosinistra”. Alle elezioni europee, però, il Prc raccoglie il 4%.

Luglio 1999
Al Comitato politico Bertinotti avanza la proposta di un forum “aperto alla sinistra antagonista e ai movimenti anti-liberisti”. Tuttavia il Prc non sarà presente ufficialmente a Seattle nelle mobilitazioni contro il terzo forum dell’Organizzazione mondiale del commercio e ad analoghi appuntamenti, fino alla protesta contro la Conferenza intergovernativa della Ue a Nizza che nel dicembre 2000 vedrà in prima linea Verdi e Prc.

Aprile 2000
Alle elezioni regionali il Prc stipula accordi di governo e di desistenza in tutte le regioni tranne che in Toscana. Ma le elezioni sono un successo della destra che vince in 10 regioni su 15.

21 gennaio 2001
In occasione delle celebrazioni per gli 80 anni dalla fondazione del Pci a Livorno, Bertinotti invita a riscoprire le radici marxiste ma a sradicare al contempo dal partito ogni residuo di stalinismo.

13 maggio 2001
Dopo una lunga trattativa con l’Ulivo il Prc decide per il “patto di non belligeranza”, che lo porta a correre nella sola quota proporzionale per la Camera in modo indipendente per il Senato. Rifondazione ottiene il 5%, unico partito fuori dai poli a superare lo sbarramento del 4. Tuttavia la scelta frutterà forti contestazioni da parte ulivista in quanto la mancata intesa priva il centrosinistra di circa 40 deputati.

19-21 luglio 2001
Il Prc è tra i protagonisti, insieme alla Fiom e ai Verdi e al vasto arcipelago delle associazioni e dei movimenti, del Social Forum di Genova in occasione del G8.

15-16 dicembre 2001
Vengono approvate dal Cpn le 63 tesi alla base del successivo V congresso del Prc.

4-7 aprile 2002
Si svolge a Rimini il V congresso. Nella sua relazione introduttiva Bertinotti pone la questione della costruzione di un nuovo progetto politico di alternativa di società fondato sul “no alla guerra e no al neoliberismo”. Bertinotti lancia inoltre la proposta di referendum per l’estensione dell’articolo 18, a sua volta sotto pressante attacco da parte delle forze padronali.

29 aprile 2003
Nel dibattito che si svolge alla Camera sulla carcerazione di 75 dissidenti cubani e la fucilazione di 3 di loro il Prc presenta una mozione di aperta condanna.

3-4 maggio 2003
Per la posizione assunta su Cuba, nel corso del Cpn Bertinotti viene fatto oggetto di numerose critiche, che respinge fermamente spiegando che il rifiuto della pena di morte è “hic et nunc senza se e senza ma” e non riguarda la storia di Cuba.

6 marzo 2003
I leader del centrosinistra tornano a riunirsi per la prima volta tutti insieme con Bertinotti alla Camera. Alla fine dell’incontro viene avviato il lavoro di alcune commissioni.

16 maggio 2003
Bertinotti spiega l’idea nuova di un rapporto organico con il centrosinistra che trova fondamento nella forza di partecipazione delle mobilitazioni per la pace e sull’articolo 18, dichiarando che il Prc è disponibile “solo ad un accordo di programma e non a riesumare vecchie formule come la desistenza”.

17 giugno 2003
La direzione del Prc approva la ricerca di intese su basi nuove e di programma con tutto il centrosinistra con 21 voti a favore, 5 contro e 10 astenuti.

28-29 giugno 2003
Anche il Cpn approva la nuova stagione dei rapporti unitari e di programma con 68 sì, 14 no e 1 astensione.

10 gennaio 2004
A Berlino nasce il Partito della sinistra europea, cui aderiscono in un primo momento 11 formazioni politiche su 19 presenti. Bertinotti è eletto primo presidente.
Sull’onda della stagione movimentista, l’iniziativa è frutto dell’idea di dar vita a una formazione europea della sinistra alternativa che sia “una rottura di continuità con il passato, che non può limitarsi a rinnegare lo stalinismo, ma che introduca la nonviolenza come elemento di riforma del comunismo stesso”.
Tuttavia al suo ritorno in Italia Bertinotti deve fronteggiare molte obiezioni interne, espressione anche del dissenso per una scelta maturata senza adeguato coinvolgimento del partito. La direzione approva con 21 sì e 17 no la costituzione della Se, mentre nel successivo Comitato politico la decisione del segretario passa con 67 voti favorevoli e 53 contrari.

8-9 maggio 2004
A Roma si svolge il congresso fondativo della Sinistra europea italiana che elegge Bertinotti presidente all’unanimità.

11 ottobre 2004
I partiti dell’Ulivo decidono di allargare la coalizione anche a Italia dei Valori e a Rifondazione. Nasce quindi un nuovo soggetto politico-elettorale, la Grande alleanza democratica, che poi prenderà il nome di Unione. Contestualmente si decide di svolgere elezioni primarie da tenersi nel 2005.

30-31 ottobre 2004
Il Comitato politico decide che il congresso si svolgerà per mozioni contrapposte.

20-21 novembre 2004
Il Comitato politico licenzia 5 documenti congressuali, rappresentativi di altrettante componenti interne.

20 dicembre 2004
A causa del braccio di ferro tra Ulivo e Prc per la candidatura alla presidenza regione Puglia, si decide di svolgere le primarie cui concorreranno Francesco Boccia e Nichi Vendola.

16 gennaio 2005
Vendola sovverte i pronostici e vince le primarie in Puglia. Bertinotti lancia la propria candidatura alle primarie per la premiership.

3-6 marzo 2005
Al palazzo del cinema di Venezia di apre il VI congresso del Prc. Bertinotti arriva al congresso con il 59% dei consensi, pari a 409 delegati. L’area dell’Ernesto e Essere comunisti (Grassi) ne ha 181. Le tre minoranze trotzkyste: Ferrando 45, Malabarba 45, Bellotti 11.
Al congresso viene annunciata e applaudita l’iscrizione al Prc di Pietro Ingrao. Bertinotti annuncia che è la sua ultima volta da segretario e invoca il “ricambio generazionale”. Il Cpn lo elegge con 143 sì, 85 no, 2 astenuti, 30 non partecipanti al voto.

2-4 aprile 2005
Elezioni regionali. L’Unione vince in 12 regioni su 14. Vendola diventa presidente della Puglia.

Ottobre 2005
Alle primarie partecipano oltre 4 milioni di persone. Prodi ottiene un vasto consenso. Bertinotti arriva secondo con il 14,7%, pari a 631.592 voti.

9-10 aprile 2006
Dopo tre legislature di uninominale maggioritario con un quarto di quota proporzionale alla Camera (Mattarellum), si vota con la nuova legge elettorale proporzionale (Porcellum). L’Unione vince di misura, di fatto non riuscendo neanche a prevalere al Senato. Il Prc ottiene il 5,8% alla Camera e il 7,4 al Senato, nonché il massimo storico degli eletti: 41 deputati e 27 senatori.

29 aprile 2006
Fausto Bertinotti viene eletto presidente dell’assemblea di Montecitorio e lascia quindi la segreteria del Prc.

7 maggio 2006
Il Comitato politico elegge nuovo segretario del Prc Franco Giordano con 139 voti a favore, 7 voti a Ferrando, 47 schede bianche, 9 nulle. Tanto da parte della componente di Grassi che di quella trotzkista l’astensione vuol essere “segnale di apertura e di verifica della gestione del partito”

17 maggio 2006
Nasce il governo Prodi. Unico ministro del Prc è Paolo Ferrero (alle politiche sociali), Patrizia Sentinelli è viceministro (agli esteri), 6 i sottosegretari, tra cui Alfonso Gianni (Sviluppo economico). Nelle settimane successive Francesco Forgione è eletto presidente della Commissione parlamentare antimafia.

18 giugno 2006
La componente trotzkista guidata da Marco Ferrando e Franco Grisolia lascia il partito in polemica con la sua deriva giudicata moderata e filogovernativa per fondare il Partito comunista dei lavoratori.

8 dicembre 2007
Sinistra critica, componente guidata da Salvatore Cannavò, Franco Turigliatto e Luigi Malabarba, lascia il Prc dopo un anno di convivenza sempre più difficile segnata dall’approfondirsi delle divergenze in special modo rispetto alla partecipazione al governo.

21 febbraio 2007
Imperversa la questione del rifinanziamento della missione in Afghanistan. Prodi si dimette a seguito della mancata approvazione di un ordine del giorno sulla politica estera al senato. Sul Prc si abbatte la bufera a causa della mancata partecipazione al voto di Franco Turigliatto, anche se a essere determinante è il voto contrario di tre senatori a vita. In una settimana la crisi viene superata e il governo prosegue il suo corso.

25 febbraio 2007
Bertinotti lancia dalle colonne di Liberazione l’idea di unificazione delle forze di sinistra che già era alla base della Sinistra europea, ma andando al di là anche di quella formulazione, al fine di realizzare un soggetto con la “massa critica” necessaria a fronteggiare e competere con il nascituro Partito democratico.

27-28 maggio 2007
Alle amministrative il Prc subisce un complessivo arretramento in tutti gli enti per cui si vota, passando da una media del 6 a una del 4% nelle amministrazioni interessate.

9 giugno 2007
Il sit-in indetto insieme alle altre forze di sinistra dell’Unione per contestare la visita del presidente Bush è un flop, mentre non lontano la manifestazione delle aree di movimento è un successo.

20 ottobre 2007
Riscuote successo la manifestazione indetta da ‘il manifesto’, ‘Liberazione’ e ‘Carta’ per sollecitare la sinistra a farsi sentire nel paese e nel governo. Alla manifestazione aderisce in massa il Prc (e anche il Pdci), non fa lo stesso invece Sinistra democratica, la forza guidata da Fabio Mussi nata dallo scioglimento dei Ds.

8-9 dicembre 2007
Si svolge alla Fiera nuova di Roma l’Assemblea della sinistra e degli ecologisti, detta degli “Stati Generali” perché lancia l’aggregazione di Prc, Pdci, Sd e Verdi sotto un’unica insegna: “la Sinistra l’Arcobaleno”.

23 gennaio 2008
Cade il governo Prodi in conseguenza del fatto che al Senato è venuto meno l’appoggio dell’Udeur di Clemente Mastella (a sua volta sottoposto a inchieste giudiziarie).

13-14 aprile 2008
Alle elezioni politiche le liste della Sinistra l’Arcobaleno subiscono una pesantissima sconfitta e rimangono sotto tutte le soglie di sbarramento. Il Prc, insieme agli altri partiti dell’aggregazione, è fuori dal parlamento nazionale con il 3,0% alla Camera e il 3,2% al Senato.

20 aprile 2008
Prendendo atto del verdetto critico delle urne, il segretario, Franco Giordano e tutta la segreteria si presentano dimissionari rimettendo il mandato al Comitato politico nazionale, il quale affida la guida del Prc a un Comitato di gestione, composto da 12 esponenti, incaricato di traghettare il partito al VII congresso. Frattanto, infatti, si è venuta configurando in seno al partito una disarticolazione della maggioranza uscita dal precedente congresso di Venezia. Il dibattito congressuale che ne scaturisce vede a confronto 5 mozioni tra loro concorrenti e espressione di una nuova articolazione interna delle componenti e delle opzioni politiche.

24-27 luglio 2008
Si svolge a Chianciano Terme il VII congresso del Prc

Dopo quattro giorni di assemblea, il VII Congresso, con 142 voti a favore, 134 contrari, 4 schede bianche e un’astensione, elegge Paolo Ferrero alla carica di segretario nazionale del Prc-Se.

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Bibliografia del Prc http://web.rifondazione.it/archiviostorico/?p=242 http://web.rifondazione.it/archiviostorico/?p=242#comments Thu, 28 Feb 2013 12:15:20 +0000 admin http://web.rifondazione.it/archiviostorico/?p=242 Autore Titolo Editore Anno Prezzo Pagine Fabrizio Clementi Fabio Giovannini La parola al conflitto. Esperienze e proposte degli autoconvocati delPCI
(1987-1990)
Datanews 1990 142 Sergio Garavini, Piero Fassino C’eravamo tanto amati Napoleone 1991 10.33 112 Gianni Giadresco (Anonimo romagnolo) Amarcord del Pci. Le tessere del partito dal 1921 al 1991 Il Monogramma 1991 Ritanna Armeni, Vichi De Marchi Chiamateci compagni. Cronache della Rifondazione comunista Edizioni Associate 1991 8.78 128 Sergio Garavini Le ragioni di un comunista. Scritti e riflessioni sullo scioglimento
del PCI e sulla nascita di una nuova forza comunista
Datanews 1991 9.30 194 Luigi Cortesi Le ragioni del comunismo. Scritti e interventi per la rifondazione Teti 1991 10.00 144 Lucio Libertini La truffa svelata. Riforma e controriforma nelle istituzioni Napoleone 1992 10.33 122 Donne in Rifondazione A come comunista. Un percorso di libertà femminile Edizioni LiberoLibero, Freebook 1992 225 Gilberto Volta Dalla Bolognina a Rimini: lettere ai dirigenti del Pci Teti 1993 124 Fausto Bertinotti Tutti i colori del rosso Sperling & Kupfer 1995 11.62 176 Carlo Meola Rifondazione, storie di comunisti Edizioni dell’Ippogrifo 1996 11.88 176 J.Y. Dormagen I comunisti. Dal PCI alla nascita di Rifondazione comunista Koiné per Eurispes 1996 122 Fausto Bertinotti, Alfonso Gianni Le due sinistre Sperling & Kupfer 1997 12.65 190 Oliviero e Alessio Diliberto La fenice rossa (leggi) Robin Edizioni 1998 5.16 96 Oliviero Diliberto La scrivania di Togliatti. Intervista di Fosco Giovannini Datanews 1999 7.23 95 Sergio Garavini Ripensare l’illusione. Una prospettiva dalla fine del secolo Rubbettino 1999 10.33 182 Alessandro Valentini La vecchia volpe e l’araba fenice La città del sole 2000 9.30 179 Ersilia Salvato, Eugenio Manca Parole del mio tempo Sellerio Editore 2001 11.36 108 Sergio Dalmasso Rifondare è difficile. Dallo scioglimento del PCI al “movimento
dei movimenti”
Ass. Centro Documentazione 2002 10.00 160 Livio Maitan Strada percorsa. Dalla resistenza ai nuovi movimenti: lettura
critica e scelte alternative
Massari 2002 18.00 720 Francesco Cossiga Per carità di patria. Dodici anni di storia e politica
italiana 1992-2003
Mondadori 2003 17.00 313 Leonardo Caponi Rifondazione comunista: la scommessa perduta Editori Riuniti 2003 8.00 109 Raul Mordenti La Rivoluzione. La nuova via al comunismo italiano Tropea 2003 14.00 280 Armando Cossutta, Gianni Montesano Una storia comunista Rizzoli 2004 16.00 284 Paolo Ferrero, Angela Lombardi La primavera di Melfi. Cronaca di una lotta operaia Edizioni Punto rosso 2004 4.00 142 Alessandro Valentini Guerra americana e lotta per il socialismo La Città del Sole 2004 6.00 108 Simone Bertolino Rifondazione comunista. Storia e organizzazione Il mulino 2004 25.00 379 Giorgio Galli I partiti politici italiani (1943-2004) BUR 2004 9.50 XV-494 Nichi Vendola Soggetti Smarriti Datanews 2005 9.30 135 Nichi Vendola, Cosimo Rossi Nikita. Un’eccezione che non conferma la regola si racconta Manifestolibri 2005 10.00 124 Fausto Bertinotti, Cosimo Rossi Io ci provo Manifestolibri 2005 6.90 127 Stefano Cristante, Paolo Mele Da Vendola a Prodi. I media nelle campagne elettorali 2005-2006 Besa 2006 12.00 198 Marco Rizzo Perché ancora comunisti. Le ragioni di una scelta Baldini Castoldi Dalai 2007 8.00 139 Tommaso Francavilla Alla corte di Nichi. Misfatti e disfatte del governo più comunista
del mondo libero
Nuova stampa (Bari) 2007 5.00 194 Luciano Bardi, Piero Ignazi, Oreste Massari I partiti italiani. Iscritti, dirigenti, eletti (p.217) Università Bocconi 2007 24.00 XII-318 Piero Ignazi Partiti politici in Italia (p.125) Il Mulino 2008 8.80 141 Paolo Carusi I partiti poltici italiani dall’unità ad oggi Studium 2008 23.50 288 Maffei Massimo, Gennaccari Federico Al voto, al voto! L’Italia delle elezioni 1946-2008. 60 governi
in 60 anni… Poi è arrivato Berlusconi
Curcio 2008 18.90 480 Lidia Menapace Un anno al Senato. Lucido diario di fine legislatura Tracce 2009 14.00 300 Fausto Bertinotti, Ritanna Armeni, Rina Gagliardi Devi augurarti che la strada sia lunga Ponte alla Grazie 2009 14.00 229 Franco Giordano Nessun dio ci salverà. Riflessioni sulla sinistra italiana tra
sconfitta e speranza
Donzelli 2009 15.00 XXV-180 Lucio Magri Il sarto di Ulm. Una possibile storia del Pci Il Saggiatore 2009 21.00 454 Mario Portanova Dichiarazia BUR 2009 10.00 312 Michele Dalai, Gennaro Migliore È facile smettere di perdere se sai come farlo. Idee di
sinistra per la nostra sinistra. Subito.
Ponte alle Grazie 2009 12.00 154 Fabio De Nardis La Rifondazione comunista. Asimmetrie di potere e strategie politiche
di un partito in movimento
Franco Angeli 2009 17.00 144 Luca Telese Qualcuno era comunista. Dalla caduta del Muro alla fine del PCI:
come i comunisti italiani sono diventati ex e post
Sperling & Kupfer 2009 22.00 743 Salvatore Cannavò La rifondazione mancata. 1991-2008, una storia del Prc Edizioni Alegre 2009 14.00 223 Alessandro Valentini Per il socialismo Manni 2010 18.00 Cosimo Rossi, Nichi Vendola La fabbrica di Nichi Manifestolibri 2010 12.00 125 Paolo Ferrero Quel che il futuro dirà di noi. Idee per uscire dal capitalismo
in crisi e dalla seconda Repubblica
DeriveApprodi 2010 12.00 153 Oliviero Diliberto, Vladimiro Giacchè, Fausto Sorini Ricostruire il partito comunista. Appunti per una discussione Edizioni Simple 2011 15.00 288 Paolo Favilli In direzione ostinata e contraria. Per una storia di Rifondazione
comunista
DeriveApprodi 2011 17.00 232 altro Gianni Giadresco Rifondazione
Comunista: la sua storia
Liberazione del 10/11/12/13 dicembre 1996 1996 Costanzo Preve Ottobre 1998. Dalla scissione
del Partito della Rifondazione Comunista al problema più generale
della rifondazione del comunismo (leggi)
Indipendenza n.5 (Nuova serie) 1998 ]]>
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